venerdì 29 luglio 2011

Federica e Amy unite da Lady Gaga

Due destini diversi, due personalità differenti,
ma ugualmente due grandissime donne: 
Federica Pellegrini e Amy Winehouse.
Ho letto di loro per buona parte del pomeriggio,
dalla "Gazzetta dello sport"     e dal quotidiano 
"Il Corriere della Sera",   ho letto delle grandi,
splendide vittorie di Fede e ho letto sulla morte
e sul grande talento di Amy sprecato con la sua
precoce scomparsa.  Entrambe sono state unite 
per poco   (come spesso capita tra sport e musica
quando l'atleta s'immerge per caricarsi nel suono 
dolce o frastornante  di un motivo musicale  dalle 
cuffie)  dalla figura di Lady Gaga che Fede ascoltava
nelle cuffie prima    e al momento di concentrarsi
per  entrare in acqua e volare verso il suo record,
mentre poi Lady Gaga stessa avrebbe dato il suo
addio a Amy con questo tributo su Twitter: 
"Amy ha cambiato per sempre 
la musica pop, la ricordo
sapendo che aveva speranza 
e non mi sentirò sola grazie a lei. 
Ha vissuto il jazz, ha vissuto il blues".


Il mio tributo per ricordare Amy Winehouse 
è dato dalle strofe di una sua canzone:
Tutto ciò che 
potrò mai 
essere per te
è l'oscurità 
che conosciamo.
"Tears dry on their own"
(da "Back to Black")
                                                         
                                                    Lady Gaga


Lucianone

mercoledì 27 luglio 2011

Musica - La morte di Amy Winehouse

Ecstasy e droga e alcol:  l'ultima notte di Amy
Winehouse. Venerdì sera la cantante avrebbe 
comprato molta droga.  Ma chi c'era con lei?
Davanti alla casa in Camden Square a Londra
si sono riuniti i fan della cantante inglese:  
messaggi, immagini, candele e fiori per l'omaggio
 - anche qualche bottiglia di vodka.
La famiglia: siamo disperati, era una figlia stupenda.
La madre aggiunge: "Mi aspettavo questa fine"


Lucianone

SPORT - nuoto a Shangai: da Federica Pellegrini già due ori

Mondiali di nuoto in Cina - Shangai
domenica 24 luglio 2011: oro nei 400 stile libero a
Federica Pellegrini  e "La Gazzetta dello sport" di
lunedì titolava  ABBIAMO UNA FEDE IMMENSA.
La mattina di mercoledì 27 luglio '11: oro 200 stile
libero a Federica Pellegrini  e chissà domani come
titolerà la prima pagina il quotidiano sportivo per
eccellenza. Magari SEMPRE PIU' FEDE!!
Cito ancora il quotidiano sportivo che lunedì 
in prima pagina sottotitolava: 
"Strepitosa Pellegrini nella gara che le dava
l'ansia: si conferma regina con 4'01''97, miglior 
risultato di sempre senza supercostumi.
Si è caricata ascoltando Lady Gaga."

Ho poi letto, un pò più sotto,  ilCommento
di Fausto Narducci, che parla di medaglia
d'oro, di libri di testo e delle scuole e delle
Università dove cresce la nostra gioventù.
Comunque devo ancora terminare di leggere
l'ultima parte, ma per quello che ho già letto
ho capito che Federica viene additata ad
esempio ai giovani d'oggi.
Altre mie considerazioni su questo (e su
Lady Gaga)   in un altro post dedicato a.
Federica Pellegrini e a Amy Winehouse.
Per adesso dico anch'io:  Federica normale e vincente.
ciaooo!
                 Lucianone

domenica 24 luglio 2011

Commento delle ultime notizie

 E' morta la cantante inglese Winehouse. Aveva solo
27 anni.  E' stata stroncata dall'abuso    di alcolici e 
droga. L'avevo sentita cantare poco, anche  perchè
i media la ignoravano spesso per il suo lato artistico , 
esclusa in parte MTV,   e veniva messa in onda sui
canali televisivi e talvolta in radio soprattutto per le
sue vicendedi autodistruzione personale.  Insomma 
era un cattivo esempio e il gossip le era completa=
mente contro. 
Ho visto ieri sera uno speciale su di lei sul solito 
MTV e la sua voce mi ha colpito,   straordinaria 
tonalità da nera e melodie blues eccezionali.
Comprerò senz'altro unsuo CD,   e peccato
non averla scoperta prima, ma... come dicevo 
anche colpa dei media che forse (come del resto
fu per altri grandi scomparsi giovanissimi, vedere
per tutti Janis Joplin) non l'hanno aiutata, ma come
al solito sfruttata 
ffino in fondo...


La notizia lieta è quella sportiva con la conquista
della medaglia d'oro da parte della nostra grande,
grandissima Federica (Pellegrini) nei 400 stile
libero di  nuoto a Shangai. Grande e bella ragazza
veneta e di questo sono ancora più  orgoglioso in 
quanto sono veneto anch'io. Comunque questi temi,
insieme a quello tristissimo della tragedia norvegese
di Oslo e della vicina isola di Utoya,  li tratterò in un 
prossimo post. Devo leggere notizie più approfondite.
Ciao, 
Lucianone

IL PRIMO BOSS MAFIOSO degli USA

Si chiamava   Giuseppe Morello    il primo boss
mafioso che contagiò gli USA, dando così inizio
alla mafia americana   La storia del capostipite
della mafia d'oltreoceano viene raccontata nel
libro "C'era una volta la mafia" e scritto dallo 
storico inglese Mike Dash  (Newton Compton,
pag,334). risultando bestseller e dominando  la
lista dei  migliori libri del "New York Times".  
Oltre al protagonista Giuseppe Morello,  gli altri 
fondamentali  e autentici personaggi della trama 
del libro sono Joe Petrosino,      l'unico poliziotto 
d'origine italiana del Bureau investigativo,  Ga=
spare Candella, la vittima predestinata del boss 
di origine corleonese e Francesca Conners,   la 
donna irlandese che recandosi al lavoro scopre 
il cadavere nel malfamato quartiere italiano del 
Lower East Side, per la precisione all'angolo fra 
l'undicesima strada e Avenue D.
Come scopre il cadavere la Conners? Tutto nasce
da un brandello di stoffa che lei vede spuntare da 
un barile abbandonato   ai margini   di un cumulo 
d'immondizia         E' l'anno 1903 e quel cadavere 
ancora caldo appartiene a un uomo che,   aspetto
raccapricciante  per la Conners,  è quasi del tutto 
decapitato per un profondo taglio alla gola  e con 
il corpo piegato in due all'interno del barile.
Ma come entra in scena Joe Petrosino?  Semplice=
mente per ill ritrovamento nelle tasche di Candella
di un biglietto che alcuni negozianti della zona rico=
noscono scritto in siciliano.  E guarda caso il primo
detective italiano degli States è siciliano.    Quindi
dalle indagini  svolte da Petrosino  sull'omicidio di
di Gaspare Candella si potrà risalire,  dopo averlo
scoperto e smascherato, al primo capo mafia d'A= 
merica, il corleonese Giuseppe Morello detto anche 
clutch hand, cioè "l'artiglio", a causa di una malfor=
mazione: aveva un  braccio e quattro dita della mano
destra atrofizzati che glì davano un aspetto  partico=
larmente sinistro.

Mike Dash  -  Mike Dash,  traendo le sue fonti so=
prattutto dai rapporti  dei servizi segreti americani 
e dalle  memorie familiari  dei discendenti dei ma=
fiosi narra con tocco leggero da romanzo storico la
nascita   della mafia italiana   negli Stati Uniti   nel 
periodo che va dal 1890 al 1920.
Joe Petrosino - morirà mentre era in missione a 
Palermo nel 1909, ucciso in piazza Marina dagli 
uomini di Morello e di Don Vito Cascio Ferro.


 Visualizzazioni post  -  33

Lucianone

sabato 2 luglio 2011

"Il mio anno nella baia di nessuno" di Peter Handke e altro ancora

Lo scrittore è austriaco: Peter Handke. Il primo lavoro
importante,  quello che lo ha fatto conoscere a livello 
internazionale è "Infelicità senza desideri", scritta do=
po il suicidio della madre, raccontato da Handke  dal 
punto di vista della madre ma con riflessioni e spunti  
interiori via via sempre più rivelatori.   Nel 1976 pub=
blica "La donna mancina". La parola che salta all'oc=
chio nel titolo, "mancina",  sta a indicare la diversità
della madre,   in quanto  donna che soffre   per la sua
mancata emancipazione,  ma anche dì lui come scrit=
tore. Peter Handke, scrittore classico e rinnovatore, 
meditativo e vertiginoso che di libro in libro spinge la
sua prosa nitida e rivelante nei luoghi dove "poetica=
mente abita l'uomo".

  Nel  romanzo "Il mio anno nella baia di nessuno" 
un uomo si ritira in una casa  tra colline, alberi e 
silenzio, e attraverso la scrittura riscopre sè stesso
e il mistero della natura.  
Ma la sfida di questo romanzo,   riconosciuto dalla 
critica come capolavoro,  è ancora più ambiziosa e 
radicale: andare a cogliere ìl semplice presente,  e  
poi il momento che stiamo vivendo,  l'istante senza 
storia e senza miti. Per  vincerla Handke si è calato
in un alter-ego,  Gregor Kensehnig,    votato fin dal
suo nome a un destino kafkiano di metamorfosi.

Raccogliere tutto   il vasto materiale narrativo e 
poetico di P. Handke non è semplice,   in quanto
lo   scrittore austriaco  tuttora vivente ha scritto
già una voluminosa parte della sua opera ancora 
in lavorazione.
Darò qui un quadro possibilmente completo della
sua vita e delle sue opere     ( romanzi, drammi e 
raccolte poetiche ).
      Peter Handke  -  nato il 6 dicembre 1942

La biografia e le opere 
letterarie /cinematografiche
di Peter Handke

Peter Handke, romanziere e drammaturgo austriaco
nasce a Griffen (Austria),  il 6 dicembre 1942.
Nato da madre slovena e padre sconosciuto, Handke
ha studiato giurisprudenza all'Università di Graz, ma
senza laurearsi. Si è dedicato molto presto alla lette=
ratura in modo approfondito ed esclusivo,  prima  con
pezzi teatrali, poi con racconti, romanzi, saggi, poesie
e quindi per ultimo diari,  e a tutto questo materiale si
può aggiungere qualche esperienza di sceneggiatore 
e regista nel campo cinematografico.
Si è fatto notare per lo spirito polemicio nei confronti
della generazione di scrittori che includeva  Alfred
Andersch, Heinrich Boll, Ilse Aichinger e Ingeborg
Bachmann. Da quest'ultima fu invitato nel 1966 a
recarsi a Princeton, negli Stati Uniti,  da dove poi
tornò in Europa per dedicarsi alla letteratura d'a=
vanguardia.  Particolare eco ebbe il suo "Insulti al
pubblico" che lo metteva in posizione di sperimen=
tatore e "outsider".  In seguito si dedicò presto al=
l'introspezione con una scrittura densa e minimale,
altamente descrittiva e ricca di visioni quasi cinema=
tografiche che lo hanno fatto paragonare al regista-
scrittore Alain Robbe-Grillet  e ad altri francesi del=
la "ècole du regard".
Dal suo romanzo "Die Angst des Tormanns beim 
Elfmeter" (L'angoscia del portiere prima del calcio
di rigore), reso in italiano solo col titolo "Prima del
calcio di rigore", il regista Wim Wenders trae il film
omonimo, a cui collabora anche Handke. I due sono
in seguito tornati a collaborare per il film    "Il cielo
sopra Berlino".
Con "La donna mancina" ("Die linkshandige Frau", 
1976) Handke ha tratto un film (1978) da un proprio 
libro.
Alla situazione dell'ex-Jugoslavia  ha dedicato tre 
lunghi reportage, e per polemica contro i bombar=
damenti sui civili in Serbia ha rifiutato il premio 
Buchner.  Probabilmente si sentiva legato a quel
tormentato territorio per via della madre (a seguito
del suicidio della quale, avvenuto nel 1971, aveva
scritto "Infelicità senza desideri").
Nel 2009 è stato insignito  del  - Premio Franz Kafka.


Opere  di  Peter Handke

Romanzi:
"I calabroni", 1992  (Die Hornissen, 1966)  -   "L'ambulante", 1970
(Der Hausierer, 1967)
"Storie del dormiveglia" , 1983 (BegrùBung des Aufsichtsrats, 1967)
"Prima del cakcio di rigore", 1971 (Die Angst des Tormanss beim
Elfmeter, 1970)
"Ich bin ein Bewhoner des Elfenbeinturms", 1972
"Infelicità senza desideri", 1976 (Wunschloses Ungluck, 1972)
"L'ora del vero sentire",  1980 (Die Stunde der wahren Empfindung, 1975)
"La donna mancina", 1979 (Die linkshàndige Frau, 1976)
"Lento ritorno a casa",  1986 (Langsame Heimkehr, 1979)
"Nei colori del giorno", 1985 (Die Lehre des Sainte-Victoire, 1980)
"Storia con bambina", 1982 (Kindergeschichte, 1981)
"Phantasien der Wiederholung", 1983
"La storia della matita", 1992 (Die Geschichte des Bleistifts, 1986)
"Pomeriggio di uno scrittore", 1997 (Nachtmittag eines Schriftstellers, 1987) 
"Il gioco del chiedere ovvero il viaggio nella terra Sonora", 1993
(Das Spiel vom Fragen oder Die Reise zum Sonoren Land, 1989
"Saggio sul juke-box", 1992 (Versuch ùber die Jukebox, 1990)
"Saggio sulla stanchezza", 1992 (Versuch ùber die Mudigkeit)
"Saggio sulla giornata riuscita: sogno di un giorno d'inverno", 1993
(Versuch ùber den geglùckten Tag. Ein Wintertagtraum, 1991)
"Breve lettera del lungo addio", 1982 (Der Kurze Brief zum langen Abschied, 1972)

LENTO RITORNO A CASA
Langsame Heimkehr

Con 'Lento ritorno a casa' Handke propone al lettore
un'opera ardua e gratificante: il tono è quello, quasi
oracolare, di un'austera commozione e tocca il suo
vertice nella confessione/proposizione di Sorger (il
protagonista) davanti a una famiglia amica con pa-
role che lo pongono, a buon diritto, tra i pochi veri
eroi letterari del nostro tempo.
Trama
Per il geologo Sorger la via del ritorno verso l'Europa,
dalla vastità estatica del Grande Nord americano attra-
verso gli spazi più raccolti della costa del Pacifico fino
a una New York innevata e nitida, diventa un cammino
all'interno di sè, una ricerca di autenticità e di armonia
confortata dai "segnali" scaturiti  da paesaggi naturali
e urbani  e dai rapporti interpersonali; segnali che egli
legge e decodifica e da cui trae la forza necessaria a ri-
cucire le proprie lacerazioni interiori, a placare il suo
oscuro senso di colpa, a soddisfare un "bisogno di sal-
vezza ormai animalesco" in una prospettiva di pacifica-
zione totale tra essere e mondo.
Conclusioni
Se, come dice Wittgen stein, anche  per il pensiero  c'è
un tempo per arare e un tempo per mietere, si può dire
che Peter Handke è ormai entrato nella fase della mie-
titura:  lo conferma  questo 'Lento ritorno a casa' con
cui si completa una tetralogia definita dall'autore "se-
rie epica" (gli altri titoli sono  'Nei colori del giorno',
'Storia con bambina'  e  'Attraverso i villaggi') e  che
rappresenta  l'avanzato processo  di maturazione  di
una scrittura che riduce l'ipotesi narrativa a sequen-
za  di  osservazioni  lenticolari  dove la descrizione
prende il sopravvento sul racconto.


      visualizzazioni  totali  del post -  395                 

Lucianone
        

venerdì 1 luglio 2011

James Joyce: una nuova biografia

 Mi interessa  in particolar modo sapere sempre 
qualcosa di più, quando lo trovo, sullo scrittore
James Joyce,  soprattutto   perchè è stato l'og=
getto della mia tesi di laurea nella lingua stra=
niera inglese. Ed ecco che ho trovato qualcosa 
sul "Corriere della Sera"    del 30 maggio 2011 
(lunedì) : è  un articolo  della giornalista Paola 
De Carolis (probabilmente anche lei una fan di
Joyce) la quale rivela che in una nuova biogra=
fia scritta da Gordon Bowker (biografo pure di 
George Orwell e Lawrence Dorrell)  si viene a 
conoscenza che l'irlandese J. Joyce morì citta=
dino britannico, dopo aver rifiutato per ben due
volte l'opportunità di ottenere il passaporto ir=
landese,   questo dopo l'indipendenza conqui=
stata dal suo Paese nel 1922. 
Una prima volta l'autore di "Ulisse" lo rifiutò nel 
1930, quando, al momento di rinnovare il passa= 
porto irlandese,   vuole invece quello britannico,
ottenendolo. La seconda volta nel 1940 quando 
la famiglia abitava in Francia vicino a Vichy.
           James Joyce   Dublino 1882  -  Zurigo 1941

 Nella sua biografia Bowker dice che comunque
Joyce non smise mai di amare l'Irlanda. Ad una
sua amica,  Mary Sheehy,     lo scrittore confidò 
che lui l'Irlanda,  in particolare Dublino l'avreb=
be amata/o sino alla morte,   tenendo nel cuore
la città irlandese. 
   Ma  soprattutto  adorava  l'Irlanda  della sua 
infanzia, e la nuova Irlanda che stava per emer=
gere non lo convinceva ancora.
Per approfondire vedere la pagina della Cultura 
sul "Corriere della Sera" del 30-05-2011.




Visualizzazioni  post  -  43

Al prossimo commento culturale.

Lucianone