giovedì 3 maggio 2012

Lo scrittore americano Scott Turow

Scott Turow:
 "Rusty Sabich: il mio avvocato
  che sfugge alla giustizia"


Scott Turow è il maestro del  legal thriller:
i suoi  due libri di maggior successo sono
"Presunto innocente" e "Innocente", un
sequel del primo.


(da R2CULTURA di 'la Repubblica' del
31-05-2010 / di Irene Bignardi)
____________________________________
"Per mesi", racconta Scott Turow, "ho
avuto sul  mio tavolo   un post-it su cui 
avevo scritto una frase:     'Un uomo è seduto 
su un letto in cui giace il corpo di una donna,
morta'. Non so da dove  mi sia venuta questa
immagine.        Penso, forse, da un quadro di 
Hopper che si intitola An Education in Philosophy -
un'immagine molto simile, la donna sdraiata sul
letto, come ripiegata.  -  Quel post-it è arrivato lì
nel 2005, ci è rimasto molti mesi poi, a  un  certo
punto, mi sono detto: quest'uomo è Rusty Sabich".
Come  per  tutti  gli  scrittori, l'idea iniziale di
"Innocente" (Mondadori, pagg.429, traduzione
di Stefania Bertola), sembra essere nata sempli-
cemente.    In realtà le cose sono più complicate.
Perchè  "Innocente"  è il sequel, 23 anni  dopo, 
di  "Presunto innocente", il libro  con cui   l'av-
vocato  del foro  di Chicago Scott Turow ha rac-
contato  la storia   di Rusty Sabich, lanciato  il
legal thriller, conquistato la leadership del ge-
nere, ottenuto un successo mondiale. 
E  cambiato  vita, perchè da quella volta, ribal-
tando il motto  del suo concittadino di Chicago 
Saul Bellow > (che  "Ogni scrittore deve avere
qualcosa da fare nel pomeriggio"), Turow divide
la sua vita tra scrittura e tribunali.
Rusty Sabich, come  ricorderanno  i lettori  di
"Presunto innocente" (e chi ha visto il film di
Pakula con Harrison Ford) è un avvocato della
Contea di Kindle (la città di Chicago) accusato 
dell'omicidio brutale della sua ex amante e poi
uscito dalla vicenda innocente, per il rotto della
cuffia legale. Un uomo, come tanti, pieno di om-
bre e di segreti.   Che ritornano, assieme a lui,
nel nuovo romanzo. E che hanno rappresentatto,
per Turow, un bel problema.
                    Scott Turow


"Se l'uomo di quell'immagine era Rusty, chi  è
la donna?, mi sono chiesto, e come è morta? Ho
deciso che   doveva essere Barbara, la moglie di 
Rusty - e per quelli  che  hanno  letto   il primo
romanzo c'è  una  certa  giustizia  nel fatto che 
sia morta. E non potevo ignorare la storia rac-
contata  in Presunto innocente, anzi, dovevo
usarne lo sfondo.   Avevo Rusty Sabich, una
persona che ha  dedicato  la sua vita alla leg-
ge, con il trauma permanente  di essere stato
accusato di un crimine che contraddice  la sua
appartenenza a quel mondo.    
Avevo l'antagonismo, 20 anni dopo, tra Rusty
e Tommy, uno dei suoi accusatori. Ma il nuo-
vo libro doveva vivere da solo".
Irene BignardiE infatti vive da solo . Con la sua
cornice di rapporti umani complessi e intrecciati, 
con elemenit che sembrano  derivare dalla trage-
dia classica, quasi distaccato dal mondo presente...
Prosegue Scott Turow: "Sono molto politico. Leggo
i giornali ogni mattino. Ma è anche vero che, nella
realtà quotidiana, gli eventi  del mondo ci toccano 
appena nella nostra vita intima.   Nel libro ci sono
riferimenti occasionali   a Obama e a Abu Grahib,
ma sono cose poco rilevanti per i personaggi e per
il dramma che stanno attraversando.  -   
E poi non voglio  impostare  discussioni  politiche
nei miei romanzi. Come ha detto Darryl F. Zanuck,
"se  vuoi  mandare  un  messaggio, usa la Western 
Union". Ma il presente conta, e mi sono divertito a 
far dialogare i due romanzi. Per esempio: se Rusty 
Sabich di 'Presunto innocente' fosse stato giudicato
qualche anno più tardi, pur incolpevole , non se la
sarebbe cavata,  perchè il DNA avrebbe testimonia
to contro di lui.    Ora, in 'Innocente' il ruolo delle
prove scientifiche è diventato fondamentale, tanto
che spesso gli avvocati cin fanno fin troppo affida-
mento. Non solo il DNA. Esistono  nuovi modi di
sviluppare le impronte in oro dai minimi residui
di sudore. E i computer e le analisi dei computer
hanno una parte fondamentale nelle indagini.
Ma alla fine il romanzo è su cosa la gente sa, 
sui modi di saperlo, su cosa i personaggi sanno 
su se stessi e sugli altri, su quello che non vo-
gliono sapere su se stessi  e sugli altri. E sulla
fragilità della giustizia e degli uomini che am-
ministrano la giustizia, sulle cose  che non ci
vogliono dire, sulle verità  che   non vogliamo
scoprire  anche  se sono  sotto   il nostro naso.
Questo è un  tema eterno  in letteratura  che  
che  non  ha nulla  a  che  fare   col progresso 
scientifico".
Irene Bignardi - Lei parla di fragilità della
giustizia...
"In tutti i miei romanzi ho parlato dei limiti 
del sistema giudiziario, e del fatto che la con-
dotta umana è molto più variata di quanto il
sistema legale sia capace anche solo di imma-
ginare.  Come sanno benissimo gli avvocati,
ci sono molte più cose nella realtà di quelle 
che possono essere dette  e provate in un'au- 
la di giustizia. E in 'Innocente' questo è par-
ticolarmente vero: ci sono immense quantità
di elementi che la legge è incapace di scoprire
e che i miei personaggi conoscono. E a creare
la suspense del romanzo è la tensione tra il
processo che si svolge in tribunale  e quello
che i protagonisti della storia pensano di sa-
pere".
Irene Bignardi -  Uno dei segreti meglio con-
servati del libro riguarda padre e figlio.  Un 
rapporto che l'ha sempre affascinata - basti 
pensare a 'Eroi normali', a 'La legge dei no-
stri padri' - e qui si nutre di silenzi.
"Sono sempre stato interessato  come scrit-
tore alle storie che ci raccontiamo e che non
ci raccontiamo sulle mostre esperienze, sul-
la gente che conosciamo. Sono sempre stato
impegnato con me stesso in un dibattito sui 
confini del mystery. E' un genere limitato,
che  non permette  una completa verosimi-
glianza?  O è una metafora  del fatto  che 
non sappiamo pienamente quello che suc-
cede nelle nostre vite?   O ancora  -  ed è
l'idea che preferisco, e che poi  ci riporta 
a Rusty Sabich e a suo figlio  -  riflette il
fatto che la gente costruisce la storia della
sua vita in modo da rimuovere le informa-
zioni difficili?  Questo è l'aspetto che no-
bilita un personaggio pieno di ombre come
Rusty. Che non sa abbastanza su sè stesso,
ma tiene gli occhi più aperti sui propri er-
rori che su quelli degli altri".  




 lucianone

lunedì 23 aprile 2012

Scrittore americano Don DeLillo: intervista, video e biografia

Don DeLillo:  "Meglio Joyce e Beckett dei tanti       totale visioni - 56
                        narratori sedotti dall'attualità"

Lo scrittore americano, in un'intervista  concessa 
al giornalista Antonio Monda  nel dicembre 2011,
racconta la propria passione per i grandi classici
novecenteschi

(da R2CULTURA di 'la Repubblica' - 
22 dicemmbre 2011 di A. Monda)

New York
Il libro più importante degli ultimi tempi è la raccolta
di racconti di Don DeLillo, The Angel Esmeralda, Nine
Stories, uscita negli Stati Uniti da Scribner.
E'  la  prima volta  che l'autore  da alle stampe una 
raccolta di storie brevi, scritte parallelamente ai 15 
romanzi  pubblicati negli ultimi 35 anni.
Un libro che è già diventato un classico, accolto con
entusiasmo  dall'intera critica  di  lingua inglese. Il
Boston Globe l'ha definito "magnifico", il Guardian
ha parlato di "grande arte" e persino la perfida Mi-
chiko Kakutani, sul New York Times, si è dilungata
sul "dono elettrizzante del linguaggio, e  della rara
emozionante  capacità  di  avventurarsi  nel  cuore
umano".
Tra i 9 racconti, quello che  da il titolo al libro ha per
protagoniste due monache che portano cibo e conso-
lazione   a  uomini e donne  di ogni età, gli sconfitti  
nella terra delle opportunità. Una vicenda di reden-
zione che parte dall'omicidio di una bambina di nome
Esmeralda, con un personaggio che si chiama Ismael
-  è chiaro il riferimento a Moby Dick.
"Ho sentito citare chiunque, da Bernanos a Graham 
Greene", dice  Don DeLillo  nella  sua casa   a pochi 
chilometri a nord di Manhattan. E continua "Ne sono
lusingato, ma un pò m'inbarazza. Scegliendo il nome 
Ismael, davo   per scontato   che si sarebbe  pensato a
Melville, eppure  mi sento   più a mio agio  con altri
riferimenti letterari...".
A. Monda: "Mi dica allora. quali sono i libri che l'hanno
più appassionata quest'anno?"
D. DeLillo: "Ho letto molti classici: ho ripreso in mano 
i libri di Beckett, e sono rimasto colpitissimo, anche più
di quanto potessi aspettarmi. Ho passato mesi a leggere
i 4 volumi dell'opera completa. poi mi sono concentra-
to su un altro grande scrittore irlandese: James Joyce,
in particolare 'Gente di Dublino'. Ritengo che "I morti",
da cui John Huston ha tratto un bellissimo film, sia
un capolavoro, e forse Joyce è lo scrittore che ha avuto
il ruolo più importante nella mia formazione letteraria.
Infine ho leaamente lette-
rario, ma a me ha lasciato un segno profondo: i testi
scritti da e su  De Kooning,  usciti in occasione della
grande retrospettiva al MoMa, Mi affascina moltissi-
mo il modo di raccontare di De Kooning...".
A. Monda: "Ritiene che il cambiamento politico
avvenuto  in America  con la presidenza Obama
abbia influenzato la letteratura degli ultimi anni?
D. DeLillo: "Non la letteratura che rimarrà: non
credo si possa dare speranza  perchè c'è un presi-
dente invece di un altro, che possano comunicarla
dei personaggi... E poi chi ha veramente a cuore
la letteratura sa che scrivere è un processo creativo
troppo intimo, che prescinde dalla contingenza del
momento".


                Don DeLillo

A. Mondo: "Tornando al suo racconto, 'The Angel
Esmeralda' è stato scritto prima di 'Underworld',
ma era stato in qualche modo inglobato nel ro-
manzo... E' così?"
D. DeLillo: "Con una forma diversa, però: è solo
la storia che rimane la stessa, e appare in due mo-
menti diversi del romanzo. In origine era proprio
una storia breve, che ha a che fare con un quar-
tiere brutale e il racconto di un miracolo".
A. Monda: "Lei crede nei miracoli?"
D. DeLIllo: "Quello che m'interessa è la percezione
che ne ha la gente, che ne hanno i credenti come gli
scettici".
A. Monda: "Come mai una sua raccolta di racconti?"
D. DeLillo: "Quando la mia editor, Nan Graham, me 
l'ha proposto sono rimasto indifferente, se non scetti-
co. Ma lei ha insistito fino a convincermi".
A. Monda: "Che differenza c'è tra scrivere un romazo
e un racconto?"
D. DeLillo: "Quando scrivo un romanzo, per molto
tempo non so come andrà a finire. La  brevità invece 
porta ad avere un'idea compiuta della storia".
A. Monda:"I racconti generalmente vendono meno 
dei romanzi: come mai?"
D. DeLillo: "Perchè i lettori, me compreso, amano 
seguire le vicende dei personaggi che si sviluppano
lentamente davanti ai loro occhi. Desideriamo qual-
cosa, ma soprattutto qualcuno, che sia accanto a noi
per molto tempo".
A. Monda: "I temi e i luoghi sono comunque quelli
ricorrenti nella sua opera: il cinema, l'arte moderna,
lo sport, i terminal degli aeroporti..."
D. DeLillo: "Si tratta delle mie passioni. I terminal
mi affascinano per la loro impersonalità, sono luo-
ghi che dimentichiamo nel momento in cui partia-
mo: mi colpisce questo senso di asettica fallacia".
A. Monda: " In 'Hammer and Sickle'  il protago-
nista è un uomo  che finisce in prigione per inside
trading e diventa pazzo per il calcio"
D. DeLillo: "Tutto nasce da un ponte che attraverso
ogni giorno per tornare a casa. Per anni mi sono
chiesto come mai a quell'altezza gli automobilisti
suonassero il clacson e facessero schiamazzi. Poi
una volta su quel ponte   ho visto   passare  delle 
persone in fila con una strana uniforme. Erano
detenuti , e  sono partito    da  quella suggestione
pensando a una persona di ceto alto che perde
tutti i privilegi e occupa il suo tempo con il calcio,
sport poco popolare in America".
A. Monda: "In 'Human Moments in World War III'
due astronauti si chiedono come si possa vivere in
un pianeta dove esistano i terremoti, le carestie  ed 
ogni tipo di sciagure."
D. DeLillo: "E' una riflessione che mi appartiene
da sempre. In questo caso mi hanno colpito le foto
a colori  della terra vista dallo spazio...   Alla fine 
si tratta della constatazione dolente  della presenza
del dolore, dell'ingiustizia, del male insondabile
ed eterno".
A. Monda: "In molte sue storie, i protagonisti 
conservano qualcosa che accade davanti a loro...
In 'Baider Meinhof' è una donna a vedere una
mostra che ha per tema il gruppo terrorista tedesco."
D. DeLillo: "Il mio è un approccio assolutamente 
visivo: parto sempre dalle immagini. Ma quello che
racconto in 'Baider Meinhof'  l'ho vissuto  di perso-
na al MoMa, in un giorno  in cui il museo era stra-
namente deserto. Un'esperienza che è rimasta dentro
di me".
            Fine Intervista  / The interview is over




Biografia  di  Don DeLillo

continua... to be continued...




lunedì 16 aprile 2012

Cultura - La poetessa polacca Wislawa Szymborska

(Tutto ciè che segue, insieme ai 2 inediti della
scrittrice polacca, premio Nobel, recentemente 
scomparsa, è tratto da R2Cultura di 'la Repubblica'
del 6 aprile 2012 - articolo di Giovanna Tomassucci).  

La  signora  della  poesia:  WISLAWA  SZYMBORSKA

La sua ultima raccolta di poesie
'Mappa' e 'Reciprocità' sono le due ultime poesie
di Szymborska, su cui  ha  lavorato  fino  a pochi
giorni prima di morire.  Apparse sulla stampa in 
Polonia, usciranno  a Cracovia  assieme ad  altri 
testi inediti con il significatico titolo "Wystarczy"
(che significa "Basta così" o "E' sufficiente").
La  poetessa  ha  composto    anche  collages, 
limericks, e altri fantasiosi testi tra cui brevi
prose da lei chiamate "Origliature", raccolti
nelle Filastrocche per bambini grandi e piccini.
Il pubblico italiano che non li conosce ancora,
vi ritroverebbe lo stesso assemblaggio di idee
e situazioni da cui scaturisce un'inattesa verità
Wislawa Szymborska  nel 2009

MAPPA
Piatta come il tavolo
Su cui è posata
Sopra di lei niente si muove
Nè muta posto,
Sopra di lei il mio respiro umano
Non crea vortici d'aria
Nè sfuma affatto i suoi nitidi colori.
Perfino i mari sono sempre amichevolmente turchini
sui suoi bordi sdruciti.
Qui tutto è piccolo, accessibile, vicino.
Con la punta dell'unghia posso schiacciare vulcani,
accarezzare i poli senza spessi guanti, 
con una sola occhiata 
posso abbracciare ogni deserto
assieme a un fiume proprio qui accanto.
Le foreste sono indicate da pochi alberelli
In mezzo a cui è impossibile perdersi.
A est e a ovest
Sopra e sotto l'equatore
Si sgrana il silenzio, 
E dentro ogni seme nero
Gente che vive.
Niente fosse comuni e macerie improvvise
in questo quadro.
I confini tra i paesi sono appena visibili,
come se esitassero:-essere o non essere?
Amo le mappe perchè mentono
Perchè non ammettono le verità aggressive
Perchè con magnanimo e bonario humour
Mi dispiegano sul tavolo un mondo
Non di questo mondo.

RECIPROCITA'
Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su poesie.
Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristezze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi veduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all'improvviso ci destano da sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L'inspirazione e l'espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,
l'odio dell'odio.
Perchè alla fin fine
c'è l'ignoranza dell'ignoranza
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

IN QUESTE DUE POESIE (inedite) vi sono condensate
tutte  le  caratteristiche  della  sua (di W. Szymborska)
poesia: la vitalità e la leggerezza, la serietà e la profon-
dità, il coinvolgimento nelle cose della vita e un auto-
ironico distacco.
Szymborska non solo  sapeva giocare, ma cercava una 
complicità con i suoi lettori, rinunciando al suo status
di autore. Amabilmente ingenua e curiosa, si ostinava
a mettere  in discussione  principi assodati, a chiedere
perchè, con la caparbia determinazione di un bambino.
Ha ragione Berardinelli a scrivere che la sua è una ma-
ieutica di stampo socratico: il suo passo mentale non ci
affatica, pur conducendoci in acrobatiche piroette men-
tali, in impertinenti   associazioni da cui  scaturiscono 
nuove pertinenze. Alla fine approdiamo a una concilia-
zione a sorpresa, a una verità cui ci sarebbe stato diffi-
cile giungere prima, ma con cui ci è impossibile non
concordare. 
Figlia di una terra in cui la cultura   e l'umorismo 
ebraico hanno avuto tanto ruolo, la Szymborska ha
portato  all'estremo   la tecnica del rovesciamento e 
il paradosso,  trovando un raro equilibrio fra opposti
inconciliabili.  Nelle sue poesie riecheggiano l'irrive-
renza  delle  avanguardie, un qualche  illuminismo 
ludico e una certa formazione marxista: tutto questo 
la spinge a una dialettica a oltranza, apparentemente
assurda, che ricerca sempre nuovi sensi e ordini.
Lo aveva fatto anche un altro grande poeta polacco,
Z. Herbert: ma ciò che in lui era sempre alto e defi-
nitivo, in lei  è elastico  e provvisorio, come perma-
nentemente seguito  da un punto di domanda.
E' a tutto questo certo che si deve il suo incredibile
successo in Italia, paese dove la poesia sembrava in
crisi. - Con la sua capacità  di ricostruire il mondo
attraverso nuove simmetrie e asimmetrie, la poetes-
sa riesce a evitare ogni volta  -  con nostro stupito 
sollievo  -  un male che ci appariva inevitabile: il
sublime intellettuale.





La gioia di scrivere
Dove corre questa cerva scritta
in un bosco scritto? /
Ad abbeverarsi a un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta
carbone? /
Perchè alza la testa, sente forse
qualcosa? / Poggiata su esili zampe
prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio - anche questa parola
fruscia sulla carta /
e scosta /
i rami generati dalla parola
"bosco". //
Sopra il foglio bianco si preparano
al balzo / 
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi / 
che non lasceranno scampo, //
In una goccia d'inchiostro  c'è una
buona scorta /
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida
penna, / 
a circondare la cerva, a puntare. (...)
   (traduzione  di Pietro Marchesani)

 Visioni del post  -  419

  Lucianone

   


venerdì 30 marzo 2012

Cultura - La scrittrice giapponese Banana Yoshimoto


Biografia di Banana Yoshimoto                visioni post - 129

Banana Yoshimoto(吉本ばなな Yoshimoto Banana?) pseudonimo di Mahoko Yoshimoto (吉本真秀子 Yoshimoto Mahoko?) (Tokyo24 luglio 1964), è una scrittrice giapponese.

Dal 2003 scrive il suo nome in hiragana
Nel 1987, mentre lavora come cameriera in un golf-club, Banana comincia la sua carriera di scrittrice. Uno degli autori che la influenza maggiormente è Stephen King, specialmente per quanto riguarda le sue storie non horror. Con il migliorare della scrittura viene molto influenzata anche da alcuni pesi massimi della letteratura come Truman Capote e Isaac Bashevis Singer.

l suo primo libro, Kitchen, ebbe un successo immediato con oltre 60 ristampe nel solo Giappone. Due film sono stati inoltre girati sul romanzo, uno per la TV giapponese e una versione prodotta a Hong Kong da Yim Ho nel 1997. Banana vinse, sempre per Kitchen, il 6th Kaien Newcomer Writers Prize nel novembre del 1987, l'Umitsubame First Novel Prize ed infine il 16°Izumi Kyoka Literary Prize nel gennaio del 1988.
Un altro dei suoi libri, Tsugumi, venne tramutato a sua volta in un film diretto da Ichikawa Jun nel 1990. Il libro tuttavia riscosse pareri contrastanti. Diversi critici pensano che parte del suo lavoro sia superficiale e commerciale; i suoi lettori al contrario pensano che nei suoi libri descriva perfettamente cosa vuol dire essere giovani e frustrati nel Giappone moderno e nelle sue odissee emotive e psicologiche che presenta nei personaggi chiunque può esserne ritratto. La Yoshimoto stessa identifica i suoi due temi principali nello "sfinimento della gioventù nel Giappone contemporaneo" e "il modo in cui le esperienze terribili influiscano nella vita di una persona". I suoi libri possono essere divertenti e di svago, ma hanno sempre riferimenti all'ideologia tradizionale giapponese e contengono riflessioni sulla vita, la morte, l'amicizia, l'amore e la ragione, temi molto cari alla scrittrice, a cui piace farli percepire tra i limiti nelle sue opere.

Sebbene i critici non la considerino ancora una "grande" della letteratura, la Yoshimoto ha dichiarato di voler vincere il Premio Nobel per la Letteratura ed è particolarmente apprezzata in molti paesi del globo.
Inoltre Banana ha vinto la 39ª edizione del Best Newcomer Artists nell'agosto 1988 per Kitchen e Utakata/Sankuchuari. Nel marzo del 1989 Tsugumi vinse il 2nd Yamamoto Shugoro Literary Prize, mentre nel 1994 il suo primo libro di più mole, Amrita, conquistò il premio Murasakishikibu.
I suoi lavori consistono in quindici romanzi e sette collezioni di scritti (che includono Pineapple Pudding e Song From Banana). I suoi lavori hanno venduto più di sei milioni di copie in tutto il mondo. Fra i suoi temi preferiti ci sono l'amore e l'amicizia, la potenza della casa e della famiglia e gli effetti della perdita sull'animo umano.
Banana tiene la sua vita personale al di fuori del grande pubblico, facendo filtrare davvero poco sul marito musicista e sul figlio Manachinko (nato nel 2003). Al contrario, parla molto della sua scrittura. Ogni giorno si prende almeno mezz'ora per scrivere al computer, dicendo "tendo a sentirmi colpevole perché scrivo queste storie quasi per divertimento". Tiene un giornaleon-line per i suoi lettori anglofoni.
È noto il suo legame particolare per l'Italia che ama e apprezza come i suoi (illustri) amici italiani. Le sue opere sono tradotte in italiano da Giorgio Amitrano e da Alessandro Giovanni Gerevini; ed è in italiano che viene tradotto per la prima volta Kitchen.
Le opere di Yoshimoto vengono spesso paragonate ai manga per le situazioni descritte e per i loro protagonisti.
Tra le sue amicizie rientra Kyoko Okazaki, famosa autrice di Shojo manga di grande successo nei primi anni novanta

  Opere pubblicate in italiano  (in ordine cronologico)        
 Kitchen (キッチン, Kitchen, 1988)  
 Presagio triste (Kanashii Yokan, 1988)
Sonno profondo (Shirakawa Yofune, 1989)
Tsugumi (Tsugumi, 1989)
N.P. (N.P., 1991).
Lucertola (Tokage, 1993)
Amrita (Amrita, 1994)
Sly (Sly, 1996)
L'ultima amante di Hachiko (Hachiko no saigo no koibito,1996)




 Aforismi e frasi di B. Yoshimoto               
Come mai succede spesso che delle persone amiche riescano a intuire da alcuni impercettibili segni, diverse cose che sarebbero dovute restare nascoste? Quando, e come, le hanno sapute, visto che nessuno ha fatto nulla perché le sapessero?
È un dubbio che mi ha sempre assalito più volte
nel corso della mia vita.
È una sensazione simile a quella di chi, in una casa

dove salta la corrente, va avanti dritto e senza esitazioni
lungo il corridoio ben diretto all'interruttore generale.
Oppure di chi avendo fatto cadere una cartolina dietro la scrivania,
cerca di avvicinarla usando una riga. Sebbene si conosca l'oggetto,
 lo si possa toccare con mano e ci si muova in modo normale,
per qualche ragione non lo si può vedere chiaramente.
È la stessa sensazione frustrante e precisa.    
dal libro  "Il corpo sa tutto"

 La nostra natura ci spinge
a reggerci in piedi da soli,
per quanto disperati  
 possiamo essere .
dal libro  "Kitchen"  

 Ci sono persone così. Persone capaci di ricominciare infinite volte senza paura di sbagliare   B. Y
A volte il semplice fatto di stare con una persona
ti aiuta a crescere
dal libro "Il coperchio del mare"  

Chissà perché quel senso di inspiegabile malinconia non si staccava
 mai da me, come il pensiero di una luna che brilla lontano mentre
mi immergo nel fondo della notte, una notte che mi tinge di blu fino
alla punta delle dita.
dal libro "Sonno profondo"

Continua... to becontinued...

Musica - Adele: popstar inglese

Domina le classifiche di mezzo mondo.        visione post - 33
In Italia l'album e l'ultimo singolo sono i re del web.
E' la popstar ADELE, l'inglesona che le canta a tutti.

(da 'La Gazzetta dello Sport - Altri mondi / 15 ottobre
2011, di Carlo Angioni)
E' prima in America, Francia, Italia, Portogallo
e Svezia con l'ultima canzone, la romanticissima
'Someone like you' che racconta di un cuore
spezzato. E' la più scaricata in Australia, Italia,
Portogallo, Svezia, Svizzera e Spagna con l'album
'21', uscito addirittura a gennaio. Ha dominato le
classifiche  inglesi    con due singoli e due dischi
insieme nella top 5, come solo i Beatles nel 1964
erano riusciti a fare.  Ha un video visto più di 100
milioni di volte su YouTube. E canterà anche per 
il nuovo film di James Bond.
    Adele Laurie Blue Adkins, più semplicemente
Adele, è la popstar dell'anno, anche se lei rifiuta
gli  eccessi  alla  Lady Gaga  o  è  meno  sexy  di 
Beyoncé e di sè dice:   "E' vero che sono a dieta, 
ma solamente per salvare la voce. I dischi si ven-
dono per la qualità delle canzoni, non per il fascino
di chi le interpreta".        La rotondetta 23 enne di
Croydon, sud di Londra, che mette  i suoi anni nel
titolo degli album (quello di debutto, da tre milioni
di copie e due Grammy, si chiamava '19') ed è stata
scoperta grazie a un paio di canzoni (che scrive lei)
piazzate su MySpace, adesso ha sfondato pure da noi.
L'ex fan delle Spice Girls comanda le due classifiche 
di iTunes (con singolo e album), è la più scaricata
complessivamente su Internet e contando le vendite
"fisiche" dell'ultima settimana,  la precede soltanto
Ivano Fossati.
Adele super-formidabile  -  Il merito?  Adele ha una
voce soul fuori dal comune    (da molti paragonata a
quella della cattiva Amy Winehouse, che prima della
morte bollava come "una persona triste"), fan molto 
famosi che parlano sempre bene di lei     (come Lady
Gaga che ha detto: "E' semplicemente meravigliosa,
sono felicissima del suo successo"), e scrive canzoni 
diverse che "acchiappano" con testi carichi di passio-
ne.    Anche  il  secondo  album dell'inglesona che le 
canta a tutti, infatti, è nato dopo una delusione amo
rosa, come ha spiegato tempo fa: "Gli uomini di cui 
parlo nei pezzi sono due, ma non soffro più delle mie 
coetanee: scrivo  d'amore  perchè  è  la  cosa che mi 
tocca di più". E che fa vendere di più.
'Someone like you'
I heard that you're settled down
That you found a girl and you're married now
I heard that your dreams came true
guess she gave you things I didn't give to you

Old friend, why are you so shy?
Ain't like you to hold back or hide from the light

I hate to turn up out of the blue, uninvited
But I couldn't stay away, I couldn't fight it
I had hoped you'd see my face and that you'd be reminded
That for me, it isn't over

Never mind, I'll find someone like you
I wish nothing but the best for you, too
Don't forget me, I begged, I remember you said
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instesd
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead

You know how the time flies
Only yesterday was the time of our lives
We were born and raised in a summer haze
Bound by the surprise of our glory days

I hate to turn up out of the blue, uninvited
But I couldn't stay away, I couldn't fight it
I had hoped you'd see my face and that you'd be reminded
That for me, it isn't over yet

Never mind, I'll find someone like you
I wish nothing but the best for you, too
Don't forget me, I begged, I remember you said
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead, yeah

Nothing compares, no worries or cares
Regrets and mistakes, they're memories made
Who would have known how bittersweet this would taste?

Never mind, I'll find someone like you
I wish nothing but the best for you
Don't forget me, I begged, I remember you said
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead,

Never mind, I'll find someone like you
I wish nothing but the best for you, too
Don't forget me, I begged, I remember you said
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead
Sometimes it lasts in love, but sometimes it hurts instead

Read more: ADELE - SOMEONE LIKE YOU LYRICS http://www.metrolyrics.com/someone-like-you-lyrics-adele.html#ixzz1rp17u87O





Set fire to the rain
I let it fall, my heart
And as it fell, you rose to claim it
It was dark and I was over
Until you kissed my lips and you saved me

My hands, they were strong
But my knees were far too weak
To stand in your arma
Without falling to your feet

But there's a side to you that I never knew, never knew
All the things you'd say, they were never true, never true
And the games you play, you would always win, always win

But I set fire to the rain
Watched it pour as I touched your face
Let it burn while I cry
'Cause I heard it screaming out your name, your name

When laying with you
I could stay there, close my eyes
Feel you here, forever
You and me together, nothing is better

'Cause there's a side to you that I never knew, never knew
All the things you'd say, they were never true, never true
And the games you'd play, you would always win, always win

But I set fire to the rain
Watched it pour as I touched your face
Let it burn while I cried
'Cause I heard it screaming out your name, your name

I ser fire to the rain
And I threw us into the fames
Where I felt sometin' die, 'cause I knew that
That was the last time, the last time

Sometimes I wake up by the door
gone waiting further  even that
I can't help myself from looking further

But I set fire to the rain
watch it pour as I touched your face
Let it burn while I cry
'Cause I heard it screaming out your name, your name!

I set fire to the rain
And I feel lost into the...
And I felt  something nice
'Cause I knew that was the last time, the last time!





















Lucianone

mercoledì 15 febbraio 2012

lunedì 6 febbraio 2012

     Clarence Clemons & Bruce Springsteen


Addio Big Man

Era una notte buia e tempestosa, parola di Clarence Clemons, quando per la prima volta si recò col suo sax a vedere quel Bruce di cui agli inizi dei Settanta si parlava tanto bene dalle parti del New Jersey. Era il Wonder Bar di Asbury Park e c' era talmente tanto vento che quando Clemons aprì, la porta si strappò dai cardini e volo via lungo la strada. Quella sera il grande uomo nero salì sul palco e fece il suo primo solo per il Boss. A detta di entrambi si capirono immediatamente, amore a prima vista. Poco tempo dopo il sassofonista entrò stabilmente nella band, per uscirne solo ieri, stroncato a 69 anni dalle complicazioni di un ictus che lo aveva colpito una settimana fa. Quel momento fu immortalato in una delle canzoni più trascinanti di Springsteen, Tenth avenue freeze out, quando il Boss canta: «When the big man joined the band». Da allora è stato soprattutto questo, il grande uomo, il grande amico, e c' era qualcosa d' infinitamente tenero nel modo in cui Springsteen si "appoggiava" a quel trascinante, solido, allegro totem musicale che sul palco era Clemons. The Big man rappresentava l' essenza, il fuoco della E Street Band, ne era il simbolo più convincente e assoluto, e lo stesso Springsteen quando gli chiedevano del loro rapporto rispondeva: «andate a vedere la foto di copertina di Born to run ». Quella foto è una straordinaria immagine di vita, il bianco e il nero, il rocker e il sassofonista soul, sorridenti, magnifici, diversi in tutto eppure così straordinariamente vicini, un binomio che sembrava la sintesi stessa della musica americana, o almeno di quell' America che voleva essere unita, credere positivamente ai valori della democrazia, inneggiare costantemente alla fuga verso il riscatto. Per questo dietro la scomparsa di Clemons c' è la fine di un' era. Se mai potrà ancora esistere, dopo aver già perso Danny Federici, la E Street Band non potrà mai più essere la stessa. Si soffriva da tempo a vederlo più fermo, ingessato, affaticato dai problemi all' anca e al ginocchio, operazioni e dolori che lo avevano tormentato negli ultimi anni e ne avevano minato la sconfinata brama di vita. A volerlo ricordare nel migliore dei modi basta leggere l' autobiografia uscita di recente col titolo Big man, scritta con Don Reo. Esilarante, fantasiosa, vitale. Per Springsteen è una perdita incolmabile: «Clarence ha vissuto una meravigliosa vita, portava dentro di sé l' amore per la gente che la gente ricambiava. Ha creato una meravigliosa estesa famiglia, amava il sassofono, amava i nostri fans e ha dato tutto se stesso ogni notte sul palco. 
La sua perdita è incommensurabile, e noi siamo onorati e grati di averlo conosciuto e di aver avuto l' opportunità di stargli accanto per quasi quarant' anni. Era il mio grande amico, il mio partner, e con Clarence al mio fianco, io e la mia band potevamo raccontare una storia ancora più profonda di quella contenuta nella nostra musica. La sua vita, il ricordo di lui e il suo amore vivrà per sempre in quella storia e nella nostra band». Anche perché, non dimentichiamolo, come tutti i fan hanno sempre saputo, prima ancora che una storia di musica, questa è stata la storia di una grande amicizia. In REPUBBLICA.IT Il video di Clarence Clemons, omaggio al sassofonista della E Street Band di Springsteen - GINO CASTALDO


Addio a Clarence Clemons
Mitico sax di Springsteen

Per quarant'anni è stato la spalla insostituibile del Boss, vera e propria icona della E Street Band. Le lacrime di Bruce: "Era il mio grande amico, il suo ricordo vivrà sempre con noi".

(19 giugno 2011)

Quando, il 20 giugno, arrivò la notizia della morte di Clarence Clemons

noi fans di Springsteen e della sua band sapevamo della precarietà

di salute del grande "Big Sax" di Bruce, ma non si immaginava che

la sua fine fosse così imminente. E pensavamo, o meglio speravamo

che continuasse a suonare e  esibirsi con la band ancora per molto, 

forse in eterno... E non è facile pensare sempre che tutto abbia una

 fine, soprattutto quando siamo stati abituati da tempo, tanto tempo,

a sentire quei suoni sax così angelici e potenti nello stesso tempo

che ci portavano insieme alla voce del Boss su un altro pianeta, in

un paesaggio rock pieno di sogni e metafore ben lontani dall'  'American 

dream', col disincanto che va al di là delle vallate e dei canyon made in Usa

proponendo suoni rock forti, compatti e acuti sax vicino alle sonorità impazzite 

di Miles Davis o alla pienezza ritmica di Otis Redding.

Poi comunque la vita continua, come si dice, e lui, il Big Man, vive dentro

di noi, cioè lo portiamo avanti e sempre in vita noi fans con i video, i vecchi
concerti insieme ai duetti con Bruce e alle esibizioni 'live' con tutti gli altri
della band.  E come il Boss si appoggiava alla spalla di Clarence, così pure
noi penseremo di appoggiarci ogni tanto a una delle sue possenti spalle per
sentire da molto più vicino le sue virtuose melodie e godere del racconto
incessante delle sue note.      
(Luciano Finesso)


Born to Run, pubblicato ne1975, è il terzo album di Bruce Springsteen.
È questo l'album che ha segnato indubbiamente una svolta per il successo di Bruce Springsteen: dopo due album musicalmente interessanti ma poco fortunati, difatti Born to Run riesce a confermarsi anche al grande pubblico.
Musicalmente risulta più rock ed incisivo rispetto ad altri suoi lavori, con testi molto poetici e diretti: tutte le canzoni in questo album, nessuna esclusa, sono fra le più famose ed apprezzate dai fan di Springsteen, che le esegue spesso nei suoi concerti.
I testi narrano come i precedenti due dischi, di una America difficile, dai toni amari, e della ribellione giovanile nel tentare di non farsi ingabbiare nell'effimero Sogno Americano.

Tracce  di   'Born to run' 

  1. Thunder Road (4:49') 
  2. Tenth Avenue Freeze-Out (3:10)
  3. Night (3:00)
  4. Backstreets (6:30)
  5. Born to run ( 4:30))
  6. She's the One (4:30)
  7. Meeting Across the River (3:18)
  8. Jungleland (9:35)

    TENTH AVENUE FREEZE-OUT

    Tear drops on the city
    Bad Scooter searching for his groove
    Seem like the whole world walking pretty
    And you can't find the room to move
    Well everybody better move over, that's all
    I'm running on the bad side
    And I got my back to the wall
    Tenth Avenue freeze-out, Tenth Avenue freeze-out

    I'm stranded in the jungle
    Taking all the heat they was giving
    The night is dark but the sidewalk's bright
    And lined with the light of the living
    From a tenement window a transistor blasts
    Turn around the corner things got real quiet real fast
    She hit me with a Tenth Avenue freeze-out
    Tenth Avenue freeze-out
    And I'm all alone, I'm all alone
    And kid you better get the picture
    And I'm on my own, I'm on my own
    And I can't go home

    When the change was made uptown
    And the Big Man joined the band
    From the coastline to the city
    All the little pretties raise their hands
    I'm gonna sit back right easy and laugh
    When Scooter and the Big Man bust this city in half
    With a Tenth Avenue freeze-out, Tenth Avenue freeze-out
    Tenth Avenue freeze-out...