martedì 17 gennaio 2012

MUSICA - La grande storia del jazz

           Ferdinand 'Jelly Roll' Morton  (1890 - 1941)
    
                 Bix Beiderbecke  (1903 - 1931)


1^ PARTE  -  I  primi grandi nomi del jazz


Ferdinand "Jelly Roll" Morton
Jelly Roll Morton was the first great composer and piano player of Jazz. He was a talented arranger who wrote special scores that took advantage of the three-minute limitations of the 78 rpm records. But more than all these things, he was a real character whose spirit shines brightly through history, like his diamond studded smile. As a teenager Jelly Roll Morton worked in the whorehouses of Storyville as a piano player. From 1904 to 1917 Jelly Roll rambled around the South. He worked as a gambler, pool shark, pimp, vaudeville comedian and as a pianist. He was an important transitional figure between ragtime and jazz piano styles. He played on the West Coast from 1917 to 1922 and then moved to Chicago and where he hit his stride. 
Morton's 1923 and 1924 recordings of piano solos for the Gennett label were very popular and influential. He formed the band the Red Hot Peppers and made a series of classic records for Victor. The recordings he made in Chicago featured some of the best New Orleans sidemen like Kid OryBarney BigardJohnny DoddsJohnny St. Cyr and Baby Dodds. Morton relocated to New York in 1928 and continued to record for Victor until 1930. His New York version of The Red Hot Peppers featured sidemen like Bubber MileyPops Foster and Zutty Singleton. Like so many of the Hot Jazz musicians, the Depression was hard on Jelly Roll. Hot Jazz was out of style. The public preferred the smoother sounds of the big bands. He fell upon hard times after 1930 and even lost the diamond he had in his front tooth, but ended up playing piano in a dive bar in Washington D.C. In 1938 Alan Lomax recorded him in for series of interviews about early Jazz for the Library of Congress, but it wasn't until a decade later that these interviews were released to the public. Jelly Roll died just before the Dixieland revival rescued so many of his peers from musical obscurity. He blamed his declining health on a voodoo spell. 


Bix Beiderbecke
Bix Beiderbecke was one of the great jazz musicians of the 1920's; he was also a child of the Jazz Age who drank himself to an early grave with illegal Prohibition liquor. His hard drinking and beautiful tone on the cornet made him a legend among musicians during his life. The legend of Bix grew even larger after he died. Bix never learned to read music very well, but he had an amazing ear even as a child. His parents disapproved of his playing music and sent him to a military school outside of Chicago in 1921. He was soon expelled for skipping class and became a full-time musician. In 1923 Beiderbecke joined theWolverine Orchestra and recorded with them the following year. Bix was influenced a great deal by the Original Dixieland Jass Band, but soon surpassed their playing. In late 1924 Bix left the Wolverines to join Jean Goldkette's Orchestra, but his inability to read music eventually resulted in him losing the job. In 1926 he spent some time with Frankie Trumbauer's Orchestra where he recorded his solo piano masterpiece"In a Mist". He also recorded some of his best work withTrumbauer and guitarist, Eddie Lang, under the name ofTram, Bix, and Eddie. Bix was able to bone up on his sight-reading enough to re-join Jean Goldkette's Orchestra briefly, before signing up as a soloist with Paul Whiteman's OrchestraWhiteman's Orchestra was the most popular band of the 1920's and Bix enjoyed the prestige and money of playing with such a successful outfit, but it didn't stop his drinking. In 1929 Bix's drinking began to catch up with him. He suffered from delirium tremens and he had a nervous breakdown while playing with the Paul Whiteman Orchestra, and was eventually sent back to his parents in Davenport, Iowa to recover. It should be noted that Paul Whiteman was very good to Bix during his struggles. He kept Bix on full pay long after his breakdown, and promised him that his chair was always open in the Whiteman Orchestra, but, Bix was never the same again, and never rejoined the band. He returned to New York in 1930 and made a few more records with his friend Hoagy Carmichael and under the name of Bix Beiderbecke and his Orchestra.
But mainly, he holed himself up in a rooming house in Queens, New York where he drank a lot and worked on his beautiful solo piano pieces "Candlelight""Flashes", and "In The Dark" (played here by Ralph Sutton; Bix never recorded them). He died at age 28 in 1931 during an alcoholic seizure. The official cause of death was lobar pneumonia and edema of the brain. 


1.   Jelly Roll Morton 
Nell'immediato dopoguerra nei circoli jazzistici
europei  il nome di Jelly Roll Morton,  come quello 
di King Oliver, maestro di Louis Armstrong, veniva 
pronunciato  con  una  sorta  di  rispetto  venato  di 
mistero, riservato  solo  alle  personalità  che  si 
ritenevano di notevole importanza, ma non si
conoscevano affatto.   La ragione, almeno in
Italia, era semplice: dal 1930 in poi, nessuna
delle case fonografiche aveva più stampato i
dischi del pianista creolo; ed i pochi e consunti
"Gramophone" che  riportavano   alcuni brani 
del suo complesso migliore, i "Red Hot Peppers", 
erano introvabili. Un'analoga sorte era toccata a
tutto il jazz precedente: agli "Hot Five" di Armstrong
e al Duke Ellington di "Take it easy" e di "Jubilee
Stomp" (1928).  I pregiudizi e gli avvenimenti politici
seguiti alla fine della 2^ guerra mondiale avevano
fatto il resto, coprendo la  produzione  musicale 
d'oltre oceano  con  un  silenzio  quasi  assoluto.
Anche  gli  appassionati  di jazz  più anziani  che
avevano avuto modo di ascoltare Jelly Roll Morton
solo molti anni prima, lo avevano poi dimenticato.
Oppure lo ricordavano vagamente attraverso qualche
disco americano scovato chissà come.
Ma troppo poco, naturalmente. Del resto, le alterne 
vicende   della vita di  Jelly Roll Morton, morto nel 
1941, in pieno periodo bellico, avevano fatto sì che
in  paesi  anche   meno isolati, sotto questo profilo,
dell'Italia, mancasse una sufficiente documentazione
e quindi una conoscenza minimamente approfondita
della sua opera.               E nello stesso dopoguerra 
l'importazione di materiale discografico era rimasta
precaria e inorganica.      In questo stato di cose,  è
naturale che la comparsa sul mercato italiano  di  4
facce  a settantotto giri di Jelly Roll Morton, negli
ultimi mesi del 1951, sia stata  salutata  come   un
autentico avvenimento. Per gli appassionati di jazz
si aprivano  prospettive e zone di ricerca  del tutto
nuove:      cioè il jazz antico, attraveso quei dischi,
appariva  molto  meno primitivo  di com'era stato 
immaginato. Inoltre, per chi aveva buone orecchie, 
Morton si rivelava superiore a qualsiasi aspettativa.
Questa sorpresa, come molte
altre (Si pensi per esempio al
jazz di Parker e Gillespie, che
perfino  i  critici  giudicarono
nettamente rivoluzionario, 
mentre rappresentava solo 
un'evoluzione della quale si 
possono ritrovare i segni premonitori negli stili
precedenti)  era la  diretta  conseguenza  delle 
scarse possibilità d'informazione.   Pochissimi,
infatti, sapevano che Morton, 13  anni   prima
aveva dichiarato pubblicamente di essere stato
il creatore del jazz. Questa affermazione, anche
se esagerata,  non  era   stata accolta   con una
risata generale, nè  aveva    causato il ricovero
del suo autore in una clinica per alienati.
Al contrario aveva suscitato innumerevoli
discussioni, aveva riportato Morton alla ribalta
e dato vita alla più lunga registrazione musicale
fino allora conosciuta. Ossia alle 116 facce che
Jelly  Roll  è  stato  invitato  ad  incidere,   nel 
maggio  del 1938   per la Library of Congress.
In quelle incisioni   Morton  ha avuto modo di
fissare, in parole e  in musica, tutta la propria
vita.


sabato 14 gennaio 2012

Nicolai Lilin - "Educazione siberiana"

"Educazione siberiana"  (Einaudi, 2009) è il libro 
d'esordio di Nicolai Lilin, scrittore russo d'origine
siberiana. 
E' il racconto di un adolescente  cresciuto seguendo
le tradizioni dell'antica comunità criminale siberiana.
Una comunità che è riuscita a sopravvivere soltanto
opponendosi, anche con la violenza, all'oppressione
del regime comunista che li definiva "criminali".
Una  comunità  deportata  e  isolata  da  Stalin  in
Transnistria.        Enclave russa, incastrata tra la
Moldavia e l'Ucraina, la Transnistria è un piccolo
paese praticamente sconosciuto:  indipendente di
fatto (ha dichiarato indipendenza nel 1990) è però 
ancora parte, formalmente, della Moldavia.
Dopo  il  durissimo  servizio  di leva   per l'esercito
russo in Cecenia, Nicolai ha scelto di cambiare vita. 
Nel  2003  ha  abbandonato  la  Russia  per  l'Italia, 
dove ha raggiunto la madre.   Da qualche anno ha
aperto  un  negozietto  di  tatuaggi  e porta avanti
l'antichissima tradizione   del tatuaggio siberiano,
fatta di regole rigide e codici complessi.
leggere l'intervista fatta 
allo scrittore Nicolai Lilin da Giacomo Rosso (in cafébabel.com)
riportata in Lucianone - bottle in the air   
oppure vedere la pagina web nel Profilo.

visione post - 18

Lucianone

mercoledì 7 dicembre 2011

Cinema - Meryl Streep: biografia e filmografia

              MERYL STREEP e la sua biografia




Nascita:  Summit, New Jersey 22 giugno 1949


Il suo vero nome è Mary Louise. 
Ha sognato da sempre di dedicarsi all'opera lirica,
prima  di scegliere, mentre frequentava
ancora il Vassar College, di intraprendere  la carriera 
di attrice.  Dopo il diploma, nel 1971, si è iscritta alla 
Yale School of Drama e poi ha debuttato sul 
palcoscenico, recitando al Public Theatre di New 
York.  Nel 1977 ha esordito sul grande schermo in Giulia, di Fred Zinneman. 
L'anno successivo è apparsa  nel film di Michael Cimino  Il cacciatore (1978) ottenendo la sua prima 
candidatura all'Oscar.
Altre nomination dell'Academy Award le ha poi conquistate per La donna del tenente francese (1981), di Karel Reisz, Silkwood (1983) di Mike Nichols,
La mia Africa (1985) di Sidney Pollack,
Ironweed (1987) di Hector Babenco, Un grido nella notte (1988) di Fred Schepisi, 
Cartoline  dall'Inferno (1990) di Mike Nichols, 
I Ponti di Madison County (1995) di Clint Eastwood, La voce dell'amore (1998) di Carl Franklin,
La musica del cuore (1999) di Wes Craven,
Il ladro di orchidee - Adaptation (2002) di Spike Jonze,
Il diavolo veste Prada di David Frankel (2006).
Di recente Meryl Streep ha leggermente frenato i propri impegni, ma si è tolta lo sfizio di lavorare
per la prima volta con uno dei suoi grandi miti cinematografici di sempre, quel Robert Altman che 
l'ha diretta nel suo ultimo, struggente Radio America (2006).
Dopo la morte del suo compagno di gioventù, l'attore 
John Cazale, la Streep ha sposato nel settembre del
1978 lo scultore Don Gummer che le ha dato 4 figli, Henry, Mary Willa, Grace e Louise, nati tra il
1979 e il 1991. Perfezionista fino allo sfinimento (per il ruolo di Roberta Guaspari, protagonista de
La musica del cuore, ha studiato violino per otto settimane, arrivando a suonare anche per sei ore
al giorno di filato), Meryl Streep è una delle attrici più premiate della storia del cinema. 
Nel 2008 ha sbancato il box office cantando e ballando in una travolgente interpretazione nel
musical Mamma mia!  Nel 2009 è arrivata la  15esima candidatura con il film Il dubbio, nel quale
dà ancora prova della sua capacità d'attrice, regalando un ritratto memorabile di una madre superiora implacabile e bigotta in una storia ambientata attorno
 a un sospetto di  pedofilia nel mondo della chiesa. 
Sempre nel 2009 ha ancora stupito tutti con una nuova magistrale interpretazione: è la Julia Child  che dalla televisione negli anni '60 rivoluzionava la tavola
americana con le sue ricette da Cordon Bleu. 
Un ruolo che le è valso un Golden Globe nel 2010.


                 Meryl Streep in "Il diavolo veste Prada"




                           






Meryl Streep in "Il dubbio"







MERYL STREEP e la sua filmografia                                       

lunedì 28 novembre 2011

CINEMA - Il film "The Iron Lady" con Meryl Streep

La pellicola con Meryl Streep divide la Gran Bretagna


La maggioranza degli inglesi: "quella Lady è troppo fragile"
Destra e sinistra all'attacco  -
La destra: "Ritratto offensivo  -  La sinistra: "No, troppo buonista"


E' destino di Margaret Thatcher: sia dividere, sia esaltare.
Anche adesso che, girata la boa degli 86, se ne sta nella
sua casa a Chelsea, infiacchita dalla demenza senile, la
più grande e straordinaria signora della politica britan=
nica è capace di prendersi i titoloni del Times, del
Guardiandel Daily Telegraph, dell' Independent,
insomma della stampa seria. 
Parla poco la Thatcher e a fatica, ma fa parlare tanto.
Un paio di anni fà la regista Phyllida Lloyd, la stessa
che ha diretto "Mamma mia", cominciò le riprese di 
"The Iron Lady", il film che dal 6 gennaio 2012 sarà 
nelle sale di Londra.  
Progetto ambizioso, film biografico. A Meryl Streep,
chiamata la Lady di Ferro, furono aperti gli archivi
di Downing Street per studiare i documenti e la per=
sonalità della ex leader, furono consegnati decine di
reperti televisivi per ripassare le cadenze, i movimenti
di Margaret Thatcher che pure incontrò in segreto
L'opera è terminata ed è partita l'onda lunga del lancio
nel Regno Unito, ma già sono volate parole grosse.
I figli della Thatcher sono disgustati. Lord Bell, l'ex
consigliere della Thatcher, liquida il tutto come vera
"spazzatura".
Forse quelle che non piacciono sono le prime imma=
gini della pellicola, dove si vede un'anziana Thatcher
che va  a comprare il latte  e resta    sconcertata dai
prezzi del nuovo secolo.
O forse non va che la regista e Meryl Streep insistano
sullo stato di salute della ex leader, rappresentata 
mentre colloquia a vuoto, pensando che il marito 
Denis, ormai morto, sia lì con lei. 
Oppure, non va giù che un'attrice americana sia stata
coinvolta in una parte tanto british.       E il  Times si
chiede perchè sia stata scelta un'americana.    Forse
perchè quello della Streep è il volto truccato che la
ricorda meglio? Sembrerebbe di sì.
A storcere il naso, comunque, sono anche i critici più
liberal di cui si fa interprete il Guardian,, quotidiano
progressista. D'accordo raccontare la storia della Iron
Lady, d'accordo  rappresentare  le sue virtù   e le sue 
debolezze personali, però il film visto dalla sponda
progressista ha un decisivo difetto: non riportare le 
spaccature sociali e le ferite che il "thatcherismo"
ha determinato.  Quindi è un film che ci dà sì  la
Thatcher innovatrice e conservatrice rivoluzionaria
ma ce la dà senza il famoso thatcherismo.
 La vera Baronessa ed ex-primo ministro inglese Margaret Thatcher 


Se "Il discorso del re", il film sui tormenti da 
balbuzie di Giorgio VI, aveva unito e commosso
il Regno Unito portando in dote quattro Oscar,
"The Iron Lady" divide e anzi spacca la nazione.
E' naturale che sia così. Avremo mai una Thatcher
che pacifica? Forse la più contenta alla fine sarà
proprio lei, oltre che, naturalmente, Meryl Streep
destinata all'ennesima nomination da Oscar, 
precisamente la 17esima.
Quando alla Thatcher sspiegarono che sarebbe
toccato "all'americana" prenderne la parte, la 
Baronessa Thatcher sorrise soddisfatta: è la sua
attrice preferita.
( dall'articolo di Fabio Cavalera, recuperato da
Lucianone sul "Corriere della Sera" del 16 nov. 2011-
mercoledì  -  foto da Internet).
              Meryl Streep diventa Margaret Thatcher


Approfondimento / La parola IRON LADY
"Lady di Ferro", in inglese "Iron Lady", è il
soprannome che a partire da Margaret Thatcher
è stato assegnato a numerose donne leader di
forte volontà e determinazione.
Furono i media dell' Unione sovietica a inventare
per  primi la formula nel 1976, per sottolineare la 
strenua opposizione al comunismo della Thatcher, 
prima donna premier della Gran Bretagna, in  carica
dal 1979 al 1990, capo del partito conservatore.
Il suo governo scelse la linea dura in più di una crisi,
come lo sciopero a oltranza dei minatori degli anni 80, 
che si chiuse con la sconfitta dei sindacati.


Lucianone











martedì 23 agosto 2011

MUSICA - La vita di Amy Winehouse / Prima parte

                                       visioni del post - 460
L' infanzia  
Amy è nata a Enfield, nel cuore del Middlesex,   in
terra inglese, per la precisione nella periferia nord 
di Londra, in una zona che, allargandosi,  ha finito 
per inglobare le varie cittadine  della cintura resi= 
denziale della capitale inglese.
Quella di Amy    è una famiglia tranquilla di ebrei 
inglesi che abita   in una delle vecchie  palazzine   
a due piani di Enfield,    in una zona buona  della 
periferia dove risiedono    commercianti e piccoli 
imprenditori.
Amy Jade Winehouse nasce in questo quartiere il
14 settembre 1983.         E' figlia secondogenita di 
misses Janis,     una giovane farmacista all'epoca
sposata  con  Mitchell Winehouse,  un sanguigno
venditore  porta a porta di infissi antigelo,    e un
grande appassionato di jazz e aspirante taxista. 
Ma è proprio    il desiderio di cambiare vita e di
sedersi dietro il volante di un "cab"  (tipico taxi
londinese)   che porterà Mitchell      a trasferirsi 
con la famiglia  a Southgate, uno dei quartieri 
pulsanti  della swinging London.
                                                    Amy all'età di  2 anni

Il padre di Amy è spesso fuori casa per i suoi
turni di lavoro e mamma Janis accudisce Amy
e suo fratello Alex.       Per i primi anni la vita
scorre tranquilla per la famiglia Winehouse, tra
la sinagoga del quartiere e la Ashmole School
dove i due bimbi frequentano le classi elemen=
tari. Il papà di Amy continua a collezionare di=
schi di jazz, e lei lo accompagna spesso fin sulle
bancarelle di Portobello Road,   il grande mer=
cato all'aperto dell'usato   dove si può trovare 
qualsiasi cosa anche rara, da dischi introvabili
e incisioni originali  dei grandi cantanti del soul, 
fino a dischi di blues e del rhythm'n'blues americano
Passione per la musica  -
   In casa Winehouse   la musica non manca mai e la
piccola Amy sviluppa già da otto anni un amore infi=
nito verso  le alte vette   delle sonorità della musica
afroamericana.
Le prime difficoltà in famiglia sono però in agguato:
Amy ha appena nove anni      quando mamma Janis 
scopre che  il marito Mitch ha una relazione extra=
coniugale con una donna più giovane.      E saranno
giorni di discussioni e di liti che cominceranno a se=
gnare in parte Amy, ma probabilmente per sempre.
 Quando la ragazzina, ancora bambina, vedrà il pa=  
pà tanto amato andarsene di casa   rappresenterà
quasi certamente un dramma esistenziale dal qua=
le non riuscirà più a riprendersi.
L'assenza del padre  -
" E' stato un duro colpo" -  racconta adesso mam=
ma Janis  -  "Quello  tra me e il mio ex marito   era 
almeno in teoria un matrimonio perfetto.  O almeno
io ne ero convinta. Lui era spesso fuori casa perchè
prima lavorava come commesso viaggiatore,  e poi  
quando ha preso la licenza di taxista era sempre via.
Ma mai e poi mai  avrei sospettato che avesse  una
relazione extraconiugale. Fino a quando ho scoper= 
to che nella sua vita c'era un'altra donna, Jane, che 
dopo il nostro divorzio    è diventata la sua seconda
moglie".  
 Mentre il figlio   più grande Alex  riesce in qualche
modo a farsene una ragione, Amy è quella che sof=
fre di più per questa situazione,    anche perchè era 
la cocca di papà Mitchell. Racconta ancora mamma
Janis: "Mitchell e Amy sono sempre stati vicinissimi
E' stato lui a insegnarle a cantare, a trasmetterle per
primo l'amore per la musica. Le cantava le canzoni 
di Frank Sinatra e lei faceva il coro".
Una volta andato via di casa,  papà Mitchell non ha
più avuto grandi rapporti con Alex e Amy.      Prima 
erano sempre insieme, poi lui è scomparso quasi per
magia. Solo negli ultimi tempi lui ha cercato di recu=
perare il rapporto con la figlia e ha cominciato a pas=
sare più tempo con lei.      Ma allora l'abbandono da
parte del padre sembrò   trasformare di colpo la vita
di Amy.  "Prima era sempre gioiosa, cantava e balla=
va per la strada, in claqsse, in casa e in sinagoga  -
conclude Janis  -  poi è cambiata. Comunque Amy è
sempre stata una bella bambina, perennemente oc=
cupata, molto curiosa. Era sempre molto allegra, ma
anche timida. Capace di essere di ottimo umore fino
a cinque minuti prima    e poi di scoppiare in lacrime 
senza ragione. Non è mai stata una figlia facile. An=
che se era dolcissima aveva un fondo di durezza che 
sembrava fatto d'acciaio...".
La prima band di Amy  - 
Amy ha solo dieci anni quando decide  di fondare la 
sua prima band. Convince così le sue due amichette
del cuore, Kate e Molly, a lasciar perdere le  Barbie
e a darsi al canto. La madre di Kate racconta che un
giorno  si era avvicinata    alla stanza  delle bambine
preoccupata in quanto  non le aveva più sentite gri=
dare come al solito, e aprendo la porta  aveva visto
la piccola Winehouse dettare il tempo come una ve=
ra coreografa. Le bambine stavano prendendo ì ve=
stiti dai cassetti e anche la borsetta del suo trucco e
stavano usando i suoi rossetti e ombretti e si trucca=
vano la faccia. E poi stavano come provando i passi
di un balletto. Volevano formare un trio rap e diven=
tare come le Salt'n'Pepa,  i loro idoli di allora.
Per Amy e le sue due amichette Cheryl James (Salt), 
Sandra Denton (Pepa) e Latoya Hanson (DJ Spinde=
rella) sono dei grandi modelli, eroine da imitare.
Le tre vocalist stanno scalando le cime delle classi=
fiche di vendita inglesi e americane con i loro suc=
cessi a base di rap, con titoli come Push it e Twist 
and Shot,    e per le tre piccole aspiranti rapper di 
Southgate diventano        un modello di vita da cui 
copiare tutto, dallo slang al mododi vestirsi e di porsi
 nei confronti del mondo.
"Passavano interi pomeriggi   chiuse  nella stanza da 
letto", racconta Rachel Shlomom, la sorella maggiore
di Molly, la terza amichetta di Amy. "Mi ricordo un 
pomeriggio - dice ancora Rachel - quando  Amy è 
uscita dalla camera di Molly per tornare a casa.  
Aveva una maglietta bianca su cui aveva scritto, in
 stampatello, "Sweet'n'sour", ovvero agrodolce. Le 
chiesi cosa volesse dire. E lei mi rispose che quello 
era il nome che avevano scelto per la loro band. Mi
ricordo che mi guardà dall'akto in basso  e mi disse 
che da quel momento avrei dovuto chiamarla Sour. 
Molly era Sweet e Kate era Dj Honey. Camminavano
a tre metri da terra. Delle vere rockstar di dieci
anni, Sembravano, in pioccolo, la versione ebrea
e bianca delle Salt'n'Pepa".
Le tre bambine di Southgate crescono in fretta, e se
per Molly e Kate  quello della musica rappresenta 
solo un gioco con cui passare il tempo,  per la pic=
cola  di casa Winehouse la musica è davvero uno 
scopo di vita. E lo diventerà ogni giorno di più.
Per mamma Janis è il momento di capire  che
la figlia ha davvero talento da vendere. Non è
ancora adolescente che   Amy chiede di poter
ricevere lezioni di pianoforte e di chitarra. E così
ottiene di poter entrare nel coro femminile della
sinagoga. "Quando si parlava di musica", ricorda 
Misses Winehouse, "era impossibile dirle di no.
Ogni volta che c'erano di mezzo le sette note,
Amy era nei dintorni. A scuola faceva fatica, ma
la maestra era assolutamente entusiasta di lei.
Nonostante la giovane età ascoltava già musica
di alto livello. A parte le sue amatissime Salt'n'Pepa,
adorava Sarah Vaughan, Joan Amatradinge Gladys
Knight".  Insomma, le sue amichette vanno pazze per
i Take That, lei impazzisce per Aretha Franklin.
E ha le idee chiare anche sul suo futuro. 
"Se qualcuno le chiedeva cosa voleva fare da 
grande,  lei rispondeva che avrebbe fatto dischi e
concerti - prosegue Janis Winehouse - "da grande
voleva fare la cantante di ryhthm'n'blues.  Adorava
il jazz e il soul, insomma, almeno apparentemente  
era una bambina vivace di dieci anni; in realtà aveva
i gusti musicali di un'adulta. E aveva  le idee altret=  
tanto chiare per quello   che riguardava il proseguo 
della sua vita".

La prima vera esibizione di Amy  -
Dopo la separazione dei suoi genitori, la natura
indipendente di Amy diventa ancora più pronunciata.
Non c'è recita scolastica, gruppo amatoriale o corso
musicale che non la veda come protagonista: "Fu più
o meno in quel periodo     che io scoprii di avere una
figlia speciale"  -  racconta ancora Janis - "Ricordo
che ero a Cipro  per una vacanza con Alex, Amy e 
mia madre. Nella località dove eravamo c'erano i
provini per una sorta di talent-show dal vivo. 
Lei voleva davvero entrare, anche se era troppo
piccola e gli organizzatori non volevano sentire ragione.
Ma lei in qualche maniera li convine e io, mio figlio
mia mamma ci trovammo seduti in prima fila. 
Lei cantò una canzone soul:   ricordo che stavo lì ad 
ascoltarla e pensavo che Amy era davvero qualcosa
di speciale. Inutile dire che vinse facendo man bassa
di voti. Quando tornammo a casa mi chiese il 
permesso di iscriversi a un'audizione per entrare alla
Sylvia Young Theatre School" - continua mamma 
Janis -  "e ovviamente la passò senza problemi, 
ottenendo una borsa di studio.    Era una scuola 
prestigiosa e, d'altra parte,  lei voleva fare solo 
quello. Impossibile dirle di no. Io ero contenta, e 
non è che   per Amy ci  fossero alternative migliori.
Lei voleva cantare, cantare, cantare. E basta"..

 La chitarra
"Sarei stata felice per lei    se avesse deciso di
restare nella scuola di Southgate dove studiava
anche suo fratello Alex, invece di caricarsi sulle
spalle il lungo spostamento necessario per fre=
quentare la Sylvia Young. Ma Amy fu irremovibile".
Questo ricorda ancora mamma Janis, e prosegue
dicendo di ricordare molto bene  quel periodo così
importante nella crescita e formazione della sua
scatenata figliola. 
"Peccato che lei e lo studio proprrio non andassero
d'accordo. Niente da fare, fino a quando si trattava 
di cantare, bene, era bravissima. Se la cavava pure
nei corsi di recitazione, così come non si annoiava
certo a suonare uno strumento    anche se doveva
esercitarsi  per ore. Ma tutto il resto era out.  
Le materie classiche come inglese,  matematica,
letteratura non la interessavano minimamente e
quindi, per Amy, era come se non esistessero". 
Inoltre la ragazza ha ormai deciso di dedicarsi
alla musica anima e corpo. Si offre come vocalist
a tutte le band dei dintorni che, dopo averla
ascoltata, sono ben liete di contendersi la sua
ugola d'oro.
I cambiamenti del suo corpo, arrivati con 
l'adolescenza, portano la sua voce a maturare 
definitivamente raggiungendo picchi e estensioni
incredibili.
Il nome di Amy comincia a a farsi conoscere nel giro
del cosiddetto 'underground'. E lei, invece di studiare,
passa ore e ore tutti i giorni     nelle sale prove della 
North London.  Non c'è locale dove la neo-cantante
non si proponga: pub, jazz pub, house of blues.
Ha 13 anni quando Amy riceve il regalo più bello
della sua vita. E' il giorno del suo compleanno, fa un 
caldo terribile e la ragazza è tornata a casa di cattivo
umore. Ma quello sarà uno dei più bei compleanni
della sua gioventù, come racconterà la stessa
rampolla di casa Winehouse una volta diventata famosa.
Ad aspettarla in camera sua, sul letto, c'è un piattino
di carta con una grossa fetta di torta e un grande 
pacco  regalo: Amy lo apre di getto. Dentro c'è la 
sua prima chitarra. una Washburn nuova di zecca,
luccicante e profumata di cera, uscita da poche ore
dagli scaffali del Music Shop & Instruments di
Southgate Street.

Avevo messo i soldi da parte per farle il regalo
che l'avrebbe resa felice", rivela ancora mamma
Janis, "subito avevo pensato   a un vestito alla
moda o a un bracciale. Ormai era una signorina
e pensavo che magari le avrebbe fatto piacere
avere qualcosa di meglio  da mettersi addosso.
Magari per andare al Mc Donalds con qualche
compagno di scuola. Ero uscita con quell'idea.
Ma quando mi sono trovata di fronte alla vetrina
del negozio di musica sull'angolo e ho visto quella
chitarra ho capito subito che, se volevo farla
felice davvero, dovevo  comprarle  quella 6 corde.
Altro che vestiti. Amy sarebbe andata in giro nuda 
se avesse potuto scegliere tra uno strumento 
musicale e un vestito.  -  Quando tornai a casa
quella sera lei era chiusa in camera a suonare e
cantare. Non scese neppure per cena nonostante
avessi preparato i suoi piatti preferiti".
Le assenze in casa si sommano alle assenze a scuola
e ovviamente il rendimento ne risente. Passa qualche
anno e Amy ormai ha 15 anni. Le sue amichette, Molly
e Kate, sono scatenate con i ragazzi e non si lasciano
scappare occasione per flirtare con i compagni delle 
classi più grandi o con i ragazzi del college. Ma Amy
sembra poco interessata, anche se di ammiratori e 
pretendenti ne conta parecchi, soprattutto tra quei
giovani pseudo artisti  della Sylvia Young.   Le sue
storie comunque durano sempre lo spazio  di pochi
minuti: lei ha in mente solo la musica e non sono in
molti i ragazzi disposti ad essere messi da parte per
un microfono e un palcoscenico.   Chi la conosce la
reputa simpatica, un pò matta.   E già in quei primi
passi nel mondo degli adulti, Amy dimostra  di non 
amare i limiti. Anzi, ci sono cose   in cui non riesce
a fermarsi, sembra  non  avere coscienza di quello
che può essere buono o dannoso per lei. 
E soprattutto  dimostra  di non amare     le piccole
dosi.       -    "Amy era fatta così", racconta Molly 
Shlomon, una delle tre Sweet'n'sour, "di solito non
beveva, ma se decideva    che quella era la serata
giusta non si fermava  fino a quando  non crollava
a terra.     E così per le sigarette, la cioccolata o i
gelati. Era bulimica di sensazioni. La sua fortuna,
a  quei  tempi,  era che  non  aveva  una  sterlina. 
Quei pochi pounds che guadagnava  facendo delle
serate nei locali della zona come corista di questo
o quel gruppo, finivano in cosmetici o in lezioni di
musica o canto, oppure nelle corde nuove   per la 
sua chitarra.  -  Il fatto che non avesse neppure 15
anni non la aiutava certo. Erano molti i locali che
non la scitturavano quando sapevano la sua vera
età.    E così le band:  'Sei brava, ripassa quando
diventi grande' era il refrain. E lei ci restava male
da morire".

Il piercing
Insomma, Amy pensava a tutto tranne che alla scuola 
E  fu  così  che  in  un giorno d'inverno  del terzo anno
alla  'Sylvia  Young', mamma   Janis ricevette  la 
telefonata di mister Grandthree, il preside  della scuola: 
"Mi telefonò e mi chiese di andare a incontrarlo.
Quando entrai nel suo ufficio mi fece accomodare
e mi disse: 'Penso che dovrebbe portarla via'.
Mi spiegò che non aveva nessuna intenzione di
tenere nella sua scuola una ragazza che non ha
alcuna voglia di ottenere buoni voti e che Amy
era molto brillante, ma troppo portata a scherzare
e a prendere lo studio decisamente sotto gamba. 
La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era 
stato un piercing, un anellino che Amy si era messo
nel naso. Cosa proibitissima dai regolamenti della
scuola".     Per sua madre, forse, fu uno dei giorni
più tristi della vita, per Amy no. 
Dopo la prestigiosa 'Sylvia Young', Janis Winehaouse
iscrisse la fliglia alla 'Monte's', un scuola femminile
indipendente di Mill Hill senza troppe pretese, dove
la ragazza prese facilmente il suo diploma.   Finito il
tempo degli studi , l'irrequieta ragazza di Southgate
potè drdicarsi finalmente a tempo pieno alla musica,
facendone la sua unica ragione di vita.
                        Ricordando  AMY


Una vita underground
Quelli che seguono sono anni decisivi per la vita
di Amy.  La nuova scuola non la impegna più di
tanto.         Dopo gli anni della Sylvia Young, la 
ragazza può permettersi di vivere di rendita dal
punto di vista dello studio. Il disinteresse totale
per tutto quello che non è musica fa sì che la sua
vita sia votata completamente alle sette note.
Ora Amy possiede una chitarra, ha tempo libero
in  quantità  e  comincia  ad  essere  abbastanza
grande da riuscire a farsi prendere sul serio dai 
giovani artisti del circuito underground locale.
La ragazzina terribile di casa Winehouse comincia
a comporre  e scrive  una decina di canzoni, anche
se si rende subito conto di essere molto più brava
come interprete che come cantautrice.    Ma tutto 
va bene purchè sia musica. Amy accetta le varie
proposte a sette note che le arrivano, entra a far
parte di questo o di quel gruppo, sperimenta tutti
i generi compreso il punk e il rock duro. Ma torna
sempre ai suoi grandi amori, il blues e il jazz.
Gli unici generi musicali che sono in grado di
accendere la sua èpassionalità e ai quali è in
grado di regalare interpretazioni da brividi..
La vita di Amy ha ben poco a che fare  con
quella delle sue amiche di un tempo: "Noi
andavamo    al cinema, a fare shopping, ci
perdevamo dietro ai ragazzi", ricorda Molly
Shlomon, "Lei no, Passava la vita nelle cantine
dove provavano le band, stava insieme ai musicisti
più grandi. Fu in quel periodo che cominciò a
fumare erba e a bere in maniera seria. Non aveva
ancora 16 anni e già si comportava come una 
rockstar quarantenne. Non parlava altro che 
di musica e non  sembrava  interessata  ad  altro.
Cambiava un ragazzo a settimana. Non che fosse
una tipa facile, ma credo che nel suo cuore non ci
fosse spazio per innamorarsi davvero. Ovviamente
i suoi boyfriends erano tutti musicisti.  Tatuati,
strani, particolari con un unico punto in comune:
la musica. Per lei le passeggiate mano nella mano
al parco non avevano alcun senso.  Molto meglio
una bella jam session a base di soul e blues".











I primi tatuaggi
A quel periodo risalgono i primi tatuaggi.
"Era innamorata di Betty Bop e delle pin up 
in generale", continua  Molly, che oggi fa la 
tranquilla  casalinga  nella  stessa  strada di
Southgate dove viveva  anni fa     con le sue 
amiche del cuore, "un giorno arrivò con una
camiucetta senza maniche. Mi venne un colpo,
si era tatuata un enorme ferro di cavallo sulla
spalla sinistra. Mi disse che le avrebbe portato 
fortuna. E quello fu solo il primo di tanti tatuaggi.
Uno in particolare le creò dei grossi problemi con
sua mamma Janis: la figura a mezzo busto di una
pin up a seno nudo sul braccio.   A lei piaceva da 
morire, si divertiva  a gonfiare il muscolo  e farle 
ballonzolare le tette, ma Janis       la considerava
sconcia e improponibile. 'Se ti vedessero quelli della 
sinagoga', ripeteva. E Amy, subito pronta: 'Mamma, 
non vado più in sinagoga da anni'.   So per certo che 
sua madre odiò quel tatuaggio con tutta sè stessa.
Arrivò persino a pensare che Amy fosse lesbica.
Ma non lo era, era solo testarda.  Aveva deciso
che quella pin up nuda le stava bene e non c'era 
più stato verso di farla recedere    da quelle sue
convinzioni.".


 
Ma dopo qualche anno, quando Amy era già
famosa  in  tutto  il mondo, qualcuno riuscì a 
convincerla della necessità di eliminare quella
figura nuda dal suo braccio:"Fu la casa discografica
che le diede un outout", rivela l'amica, "in America
avevano cancellato la sua apparizione  come ospite
ai Grammy Awards  che aveva stravinto  proprio a
causa di quel tatuaggio. E lei accettò di fare coprire
il seno nudo con un bikini nero.".
IL LOOK di Amy
E' in quel periodo che nasce il famoso look anni '30
che la rese famosa.  Allora Amy era più innamorata
che mai dei gruppi "all girls" degli anni '60 e, a livello
di look, adorava soprattutto le Ronettes, il più grande
trio di 'doo wop' di tutti i tempi.   La band, formata da 
Veronica Bennett (poi divenuta Ronnie Spector), da
sua sorella Estelle Bennett e dalla loro cugina Nedra
Talley, si presentava in pubblico con i capelli accon=
ciati  con il classico alveare, la "cofana" per dirla in
italiano. Amy cominciò a pettinarsi così.    Il trucco
venne  preso  dalla Cleopatra di Liz Taylor, uno dei
suoi film preferiti, e anche i nei finti arrivarono dallo
stile pin up che le era tanto caro. 
Insomma  il  Winehouse  style, quello  che  la rese
famosa in tutto il mondo, creando  con la  sua voce 
straordinaria un cocktail irresistibile, nacque proprio 
allora  e, con  poche  e  insignificanti  modifiche, non
l'abbandonò mai. E insieme al nuovo look la scatena=
ta Amy, prossima ormai  ai 16 anni, si regala  anche 
un nuovo boyfriend. Lui si chiama Tyler James ed è
un giovane cantante soul che va fortissimo nell'am=
biente. Amy lo incontra per caso durante una serata 
di  musica  live  al 'Dragon Fly Blues Pub'  e    resta
ammaliata da quella voce roca e incredibile. I due si
incontrano e scatta la scintilla.    E anche lui resta a 
bocca aperta quando la sente cantare. E' un incontro
di anime e di voci. Amy e Tyler diventano insepara=
bili, tanto che lui  le propone  di entrare a far parte
della sua nuova creatura, la Banda Bolsha, un gruppo
di jazz sperimentale che cerca di mixare il soul delle
origini con il nuovo acid metropolitano.  "Facevano
scintille", racconta ancora l'amica Molly, "sul palco
e fuori. Per la prima volta Amy era veramente cotta.
Credo che con lui abbia scoperto anche i piaceri del 
sesso. Non che fosse una timida,   penso che avesse 
avuto già rapporti con i suoi precedenti partner, ma
con Tyler era diverso. Erano davvero la coppia per-
fetta.
_________________________________________________________________
Da giornalista rock'n'roll
a cantante professionista

E' un periodo finalmente felice per Amy, che sembra
aver lasciato da parte la tristezza per la separazione
dei suoi e la perenne insoddisfazione, per gettarsi a
capofitto nella sua grande passione, la musica.
A farle fare il passo decisivo è proprio Taylor. E' lui
che invia in giro ai più grandi talent scout di Londra
il primo demo registrato dalla Banda Bolsha. 
Il gruppo, però,  non incontra il favore dei manager
musicali: troppo estrema la sua visione della musica,
troppo per palati fini in un mondo in cui il successo
si calcola sulle centinaia di migliaia di copie vendute
e non sulla bravura e sull'originalità. Sono bravi, ma
difficilmente vendibili e questo per il music business
è un peccato davvero mortale.  Ma una cosa colpisce
come un pugno: la voce incredibile di Amy che rende 
ogni pezzo un capolavoro.   Per questo Simon Fuller,
uno degli agenti della A&R, una delle maggiori case 
discografiche indipendenti del circuito londinese, ap-
pena sente il nastro agisce d'istinto: decide di mettere
sotto contratto quel fenomeno che risponde al nome
di Amy Winehouse.  Fuller ha una società di manage-
ment ed è ben deciso   a investire su un talento puro
come la ragazza di Southgate e decide di legarla a sè
nonostante abbia solo 16 anni.- E' persino disposto a
lasciarla crescere con calma, senza metterle fretta: 
permettendole di sviluppare appieno le caratteristi-
che di quella voce straordinaria. - Il suo, insomma,
è  un  progetto  a  lungo termine su cui si decide di  
mantenere assoluto riserbo per poterlo poi affidare
a una multinazionale per il lancio in tutto il mondo.
A firmare viene chiamata mamma Janis.  -  Infatti 
Amy è minorenne e non può siglare alcun contratto 
senza il permesso dei genitori.  "Abbiamo avuto un
incontro  con  la  società di management del signor
Fuller, la Lewinson Brothers",  racconta la signora
Winehouse, "perchè Amy era ancora così giovane, 
e avevano bisogno del nostro consenso per gestire
il suo futuro a sette note. Io personalmente avrei
voluto che restasse a scuola, ma lei ha detto  'No,
questo è quello che voglio'.  E a me non è restato
che accettare  facendo  buon viso  a cattiva sorte.
Siamo andati dal signor Fuller  e  lui  mi ha fatto
una buona impressione.  Così  ho  firmato   quel 
contratto.  -    E Amy  è diventata  una  cantante
professionista.   A  ripensarci  ora, penso che lei
fosse  davvero  troppo  giovane  e  che  tutto  sia
successo troppo presto. Lei non aveva la maturità
per  essere  in grado  di far fronte  a tutto quello
che le sarebbe accaduto nel giro di un paio d'anni". 
 Amy comincia così il suo cammino verso il succes-
so.   Per contratto non può pià esibirsi in pubblico,
ma passa ore e ore in sala d'incisione e in sala pro-
ve a migliorare i suoi fondamentali.  Canta per la
maggior parte della giornata, poi torna a casa.
Non è un periodo facile. Amy non capisce  perchè
il suo management non la spinga al successo. non
capisce tutta quella cautela, quel dover attendere,
quel centellinare il suo talento. E come ha sempre
fatto, come reazione, esagera.   Con l'alcol, con il
fumo. Ma anche con la cocaina e il crack che en-
trano piano piano a far parte della sua vita. E la
devastano. Nel frattempo la sua storia con Taylor
è finita, così come quella con le sue amiche di un
tempo che ormai non vede più.  Per fortuna Simon
Fuller e i ragazzi della Lewinson Brothers non so-
no tipi che investono soldi a vanvera:  appena si
accorge  che la sua protetta  sta prendendo  una
brutta piega la affronta, la mette sotto controllo
e la costringe a moderare i suoi eccessi.
Ma lei ha un fondo di autodistruttività che lo spaventa.
In breve, le sue braccia si riempiono di tatuaggi come
se dovesse nascondersi   dietro un muro di inchiostro
sotto pelle. Alterna attacchi di bulimia con periodi di
anoressia. Ingrassa e dimegrisce. E beve sempre mol-
to rischiando di mettere in pericolo il suo fragile equi-
librio nervoso.

Per aiutarla a distrarsi,  mister Fuller   le  trova un
lavoro: non potendo mandarla ad esibirsi nei locali
per non mettere in vetrina quel talento puro che sta
coltivando con attenzione, la spinge a fare la giorna-
lista. E le trova un posto come cronista musicale per
la rete Show World News. Per un pò il suo look incre-
dibile e la sua faccia tosta funzionano sul circuito del-
le piccole televisioni locali. Ma presto anche questo
lavoro finisce: Amy non è in grado di portare avanti
un impegno a tempo pieno. Spesso si presenta ubria-
ca , o con i postumi  di una serata  a base  di alcol  e
droghe. Non è mai puntuale, non è affidabile, non si
presenta in tempo al lavoro e fa tardi  quando  deve
consegnare un servizio. E' la solita storia. A mamma
Janis tornano in mente le parole che le aveva detto
il preside  Grandthree  al momento  dell'espulsione
dalla 'Sylvia Young':  "Amy è brava, intelligente, ha
caratteristiche uniche. Ma non ha la capacità di con-
centrarsi su nulla. E non ne ha voglia."
Insomma  non ha la forza  di volontà necessaria ad
applicarsi su qualcosa d'altro che non sia la musica.  
A salvarla arrivano il suo 18esimo compleanno e la
maggiore età E soprattutto  la valutazione di Fuller
che  ha deciso  che ormai è tempo  per far fare alla
sua protetta un salto di qualità.  -  Musicalmente è
pronta, ha una voce incredibile, il look giusto e una
presenza scenica da brividi. Il manager non ha dub-
bi: il futuro della musica soul ha un nome anche se
non lo sa nessuno. E quel nome è Amy Winehouse.


              
















   continua con la Seconda parte
                 ( 1/2 settembre  2012)

       Lucianone

mercoledì 10 agosto 2011

CULTURA - Trovati gli assassini del poeta spagnolo F. Garcia Lorca

La rivista spagnola   "La Adventura de la Historia" 
ha reso noti i risultati    delle ricerche dello storico 
Miguel Caballero : a 75 anni dalla morte gli assas=
sini di Federico Garcia Lorca  hanno un volto e un
nome.    Miguel Cabellero  ha ricostruito le ultime
ore del poeta ucciso dai franchisti perchè omoses=
suale e di sinistra. 
  Secondo Caballero   Garcia Lorca  venne fucilato 
all'indomani  dell'arresto,      avvenuto il 16 agosto
1936  vicino Granada.   Da qui venne poi trasferito
alla Colonia (nel vicino comune di Aznar), che era
una scuola trasformata  in un centro franchista  di
detenzione, dove fu ucciso all'alba.
Gli esecutori materiali   furono  una guardia civil,
tre miliziani d'assalto, due poliziotti e un esaltato.
Il plotone di esecuzione era   sotto il controllo  di  
Manuel Martinez Bueso.     L'ordine di sparare fu
del sergente Mariano Ajenjo Moreno,    che ave=
va sotto di lui l'ex militare Fernando Correa Car=
rasco, gli ex poliziotti Salvador BaroLeyva, Juan
Jimenez Cascales, l'ex guardia civil Salvio Rodi=
driguez Garcia e il falangista Antonio Benavides,
lontano cugino del poeta, che fu il solo che in se=
guito si vantò di averlo ucciso.

         Serie di foto d'archivio di Federico Garcia Lorca


  
Lucianone

venerdì 29 luglio 2011

Federica e Amy unite da Lady Gaga

Due destini diversi, due personalità differenti,
ma ugualmente due grandissime donne: 
Federica Pellegrini e Amy Winehouse.
Ho letto di loro per buona parte del pomeriggio,
dalla "Gazzetta dello sport"     e dal quotidiano 
"Il Corriere della Sera",   ho letto delle grandi,
splendide vittorie di Fede e ho letto sulla morte
e sul grande talento di Amy sprecato con la sua
precoce scomparsa.  Entrambe sono state unite 
per poco   (come spesso capita tra sport e musica
quando l'atleta s'immerge per caricarsi nel suono 
dolce o frastornante  di un motivo musicale  dalle 
cuffie)  dalla figura di Lady Gaga che Fede ascoltava
nelle cuffie prima    e al momento di concentrarsi
per  entrare in acqua e volare verso il suo record,
mentre poi Lady Gaga stessa avrebbe dato il suo
addio a Amy con questo tributo su Twitter: 
"Amy ha cambiato per sempre 
la musica pop, la ricordo
sapendo che aveva speranza 
e non mi sentirò sola grazie a lei. 
Ha vissuto il jazz, ha vissuto il blues".


Il mio tributo per ricordare Amy Winehouse 
è dato dalle strofe di una sua canzone:
Tutto ciò che 
potrò mai 
essere per te
è l'oscurità 
che conosciamo.
"Tears dry on their own"
(da "Back to Black")
                                                         
                                                    Lady Gaga


Lucianone